Parliamo di distribuzione?

2 01 2015

Il settore vitivinicolo riveste per l’Italia una grande importanza economica. Il numero di aziende che vi operano, la dimensione quantitativa degli occupati, così come la partecipazione al valore aggiunto, in particolare dell’export, sono di rilievo.

Accanto a questi elementi di positività, il settore vitivinicolo soffre in modo crescente la competizione internazionale, che vede quali player, accanto alle zone di produzione storiche e di grande prestigio, aree di produzione già note ma che hanno realizzato ampi investimenti per la crescita qualitativa della produzione e per la sua distribuzione.

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Pescare nelle nicchie

10 12 2014

Non sono un pescatore ma, abitando vicino al mare, non ho potuto non fare caso ad alcuni distributori automatici di esche ed altro materiale per chi va a pesca.

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Commodity o vino icona? Il Pinot Grigio tra successo di mercato e percezione del consumatore

30 06 2014

Questo è stato il titolo della relazione che ho presentato in apertura della tavola rotonda che si è tenuta a Corno di Rosazzo (UD) lo scorso 20 giugno 2014, nell’ambito del primo Pinot Grigio International Wine Challenge organizzato dal Consorzio delle DOC del Friuli Venezia Giulia con la collaborazione dell’agenzia Thompson International Marketing.
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Più marketing o più vendite?

14 02 2014

Le parole Vendite e Marketing sono spesso usate erroneamente in modo intercambiabile per descrivere attività collegate ma diverse. Non si tratta solo di una questione semantica, in quanto tale confusione influisce sull’efficienza e talvolta anche sull’efficacia di entrambe le attività.

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Pur con tutti i difetti, è sempre DOC

4 09 2013

Sono perfettamente d’accordo con Angelo Peretti e quanto ha pubblicato sul suo blog, riprendendo un post di Armin Kobler in merito all’attualità delle DOC: o si capisce che bisogna valorizzare e promuovere un territorio assieme oppure nessuna azienda medio-piccola avrà mai un brand forte per potersi imporre da sola.

Troppo spesso ascolto produttori dire: “ma voi del Consorzio cosa state facendo per me?” oppure “la DOC non mi serve, perché pagare se poi decidono sempre altri?”. Dimenticandosi che i Consorzi sono associazioni di produttori ove chiunque dovrebbe potersi esprimere e le DOC strumenti tecnici scelti dai produttori stessi che, quindi, possono aggiornarle e migliorarle. I disciplinari sono previsti dalla legge, ma è sempre possibile darsi obiettivi più ambiziosi, ad es. attraverso marchi collettivi o accordi tra produttori.

In questa fase c’è una spinta troppo forte all’individualismo… non che mancasse tra i vignerons… Ma è una strategia miope, che non porta da nessuna parte. Basta guardare i listini degli importatori internazionali o le carte dei vini: i medio-piccoli stanno lottando per poche posizioni, intere aree stanno sparendo o sono rappresentate dai soliti noti che hanno saputo crescere e lavorare sulla distribuzione, alle volte a scapito della poesia, offrendo vini centrati per la fascia prezzo occupata. Le DOC, in presenza di territori che non hanno un marchio già forte, restano comunque uno strumento, forse l’unico, per trasmettere un’identità comune.

Ah, certo, come ho già scritto più volte qui, qui o qui, non basta avere una DOC per avere un marchio ed avere successo. Ma, appunto, se non c’è committment e partecipazione, ancor meno si avrà un futuro.





Un vino alla pesca, grazie

18 07 2013

Qualche anno fa i manager di una delle più importanti e storiche società di importazione inglesi, Berry Bros & Rudd, hanno elaborato uno studio su come potrebbe evolvere il mondo del vino nei prossimi 50 anni.

Analizzando i dati storici in loro possesso (BBR ha circa 300 anni di storia!) ed incrociandoli con interviste ad opinion leader, hanno ipotizzato alcuni trend, tra i quali una continua innovazione di prodotto che potrebbe portare all’immissione sul mercato di un numero sempre maggiore di vini aromatizzati, sempre più simili ad una bevanda tipo Redbull, il cui target è chiaramente un pubblico giovanile.

Le previsioni si confermano quanto mai attuali, dal momento che in Francia è appena stato lanciato un vino alla Cola, che strizza l’occhio a quella fascia di popolazione europea che in questi anni non sta facendo del vino un prodotto di affezione.
A differenza di Paesi quali gli USA ove sono proprio i c.d. “Millennials” i responsabili dell’aumento dei consumi.

Forse i puristi inorridiranno. Eppure già oggi, in Italia ed in altri Paesi, una parte sensibile del vino in volume viene “aromatizzato”: non tanto alla produzione quanto al consumo, venendo miscelato con Aperol, Campari, vermouth ed altre bevande, come ebbi già modo di scrivere.
Solo che tanti continuano a non accorgersene.
Forse sarebbe il caso di aprire gli occhi e capire che il consumatore di domani, o almeno una grossa fetta, non consumerà più il vino tradizionale o, comunque, i volumi subiranno un notevole tracollo?

Teniamoci stretti i sessantenni e iniziamo a pensare come coinvolgere i giovani al di la’ delle mode…





Può il settore vinicolo uscire dalla crisi prima di altri?

12 02 2013

In questo periodo potenzialmente prolungato di recessione, che sta colpendo in particolare il reddito medio delle famiglie, facendone crollare la capacità di spesa, anche il settore del vino sta vivendo un sensibile rallentamento. In particolare il vino fermo, che, negli ultimi dieci anni, ha già subito una significativa contrazione della domanda nella sua base essenziale dei consumatori del Vecchio Mondo. Non c’è mai stato però un momento più importante per investire su nuovi mercati.

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