Piccoli ricordi londinesi

Con le parole di mia moglie Maria Teresa descrivo brevemente alcuni piccoli ricordi che sono stati messi nel bagaglio nella nostra valigia (assieme a qualche centinaia di bustine di té), al ritorno da Londra.

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L’influenza dei profumi e della musica sul consumo del vino

Profumi e musica possono influenzare il consumo e l’acquisto del vino? Gli operatori, sia dell’on che dell’off-trade, possono utilizzare un sottofondo aromatico e musicale per veicolare alcuni prodotti? E con quale combinazione?

Il tema dell’abbinare la vendita di un prodotto ad un’esperienza o ad un’insieme di sensazioni che ne stimolino l’acquisto non è nuovo nel consumer marketing.

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That’s marketing!

Passeggiando tra gli stand della London International Wine Fair, ho incontrato Alberto Buratto, direttore di una delle più belle aziende vinicole siciliane (Baglio di Pianetto, del conte Paolo Marzotto) e diplomato con merito nella II edizione del Master in Wine Business del MIB.

Nel commentare l’attuale situazione vinicola e la concorrenza per entrare sui mercati esteri, Alberto mi ha raccontato una storia incredibile che lo ha visto professionalmente coinvolto.

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Tra gli stand della LIWF

Approfittando della partecipazione al seminario già descritto, ho fatto un giretto tra gli stand della London International Wine Fair, ospitata presso l’ExCel. 

Innanzitutto un complimento alla location. Si raggiunge comodamente con la metropolitana veloce (Docklands Light Railway), scendendo a fianco ai padiglioni della Fiera (per chi è in auto sono previsti molti parcheggi coperti).

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Impressioni londinesi

Tea at Fortnum&Mason

Prima di affrontare il tema della London International Wine Fair, voglio condividere qualche impressione che ho portato con me da Londra. Non parlo della città in quanto tale, ma di alcuni messaggi, importanti anche per il mondo vinicolo (ma non solo) che credo di avere colto.

Innanzitutto l’ampia diffusione del vino, sia nei supermercati (anche nei piccoli take away) che nei pub, con tanto di cartelloni pubblicitari all’ingresso che invitano a provare, ad es., la nuova offerta di rosé (alla faccia di chi dice che il rosé non si vende…). E il vino italiano è sempre rappresentato… anche se spesso è tra i più “cheap” e viene identificato in modo anonimo (vedi “a refreshing pinot grigio from Nothern Italy”), mentre per vini di altre zone vengono indicati i brand.

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Che ruolo ha il paese d’origine per i consumatori UK e USA?

Da domani sarò in Inghilterra per la London International Wine Fair 2008.

Sarò uno dei partecipanti alla tavola rotonda su “How much does country of origin matter to British and American wine consumers, and what can exporting countries do about it?”, organizzato da Wine Intelligence, che si terrà giovedì May 22, 11am-12.15pm, South Gallery Rooms 11 & 12, Excel.

Ecco una presentazione del seminario: Continua a leggere “Che ruolo ha il paese d’origine per i consumatori UK e USA?”

Don’t cry for me, Montalcino

Visto che tutti ne parlano e scrivono, anche autorevolmente (ad es. Carlo Macchi o Franco Ziliani, in particolare nella sua recente intervista al critico del New York Times), farò anch’io in questa sede qualche considerazione personale sulla vicenda “Brunellopoli” (come è stata ormai definita dalla stampa).

Non perchè ritenga che il mondo del vino stia in trepidante attesa di una mia dichiarazione 🙂 ma poichè, nei giorni scorsi, durante una delle settimane di lezione dell’Executive Master in Wine Business ho avuto l’opportunità di confrontarmi in aula con studenti che lavorano a Montalcino (ma non solo) e, contemporaneamente, con Donatella Cinelli Colombini, che ha tenuto una docenza sul Turismo del Vino e l’accoglienza in cantina.

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Piccole aziende, nuovi territori, nicchie: riflessioni da oltreconfine

Domenica 11 sono stato nella splendida cornice del castello di Zemono, ex magione dei goriziani conti Lanteri (che ospita anche uno dei migliori ristoranti della Slovenia, la Gostilna Pri Lojzetu di cui scrive anche il numero di maggio ’08 del Gambero Rosso), in occasione della fiera dei Sapori della Valle del Vipacco (Vipavska Dolina).

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Opportunità e minacce

Sul Corriere Vinicolo della scorsa settimana (n. 18 del 5 maggio 2008 ) ho scritto un articolo relativo alla necessità, per le aziende vinicole, di valutare le opportunità e le minacce che vengono dall’ambiente esterno, suggerendo l’analisi SWOT come esempio di metodologia.

Ecco l’abstract dell’articolo.

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La frequenza di consumo del vino

Il Gruppo S.Margherita (il cui direttore marketing, Lorenzo Biscontin, abbiamo ospitato ieri come testimone nell’aula Executive Master in Wine Business) ha recentemente commissionato un sondaggio (cfr. Winenews) sulle abitudini di consumo del vino, sui criteri di scelta e i percorsi di acquisto che ne derivano.

Da esso emerge come 2/3 degli italiani (75,7%) consumino vino. La metà tutti i giorni o quasi, prevalentemente in casa (il 58,7%), con maggiore peso per le fasce di età più avanzate. L’altra metà, invece, consuma vino alcuni giorni la settimana o più raramente.

Il consumo domestico conta per quasi il 60% ed avviene prevalentemente durante i pasti, mentre l’incremento fuori casa è dovuto prevalentemente alla fascia più giovane dei consumatori.

Mi colpisce il dato sul numero dei consumatori abituali, credevo fosse più basso.

Certo, è un sondaggio e dipende molto dal campione. Se ad. es. facciamo un confronto con la Francia (Onivins, 2005), possiamo vedere come in 25 anni il numero di consumatori giornalieri o comunque regolari sia diminuito di molto, a favore di un consumo più occasionale (e di una fetta di consumatori, pari al 38%, che non bevono proprio!).

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