C’è effervescenza tra chi produce bollicine

La produzione di vini frizzanti e spumanti sta crescendo sia in termini quantitativi che qualitativi in ​​diversi paesi, anche in aree non storicamente conosciute per questa tipologia. Oggi sempre più cantine decidono di completare la propria gamma con uno o più vini mossi e l’interesse per le bollicine sta crescendo molto ma è necessario lavorare con obiettivi specifici per creare un progetto enologico sostenibile e appetibile, mirato a gruppi di consumatori adatti e attraenti.

Avendo partecipato per Wine Intelligence come relatore a due seminari b2b, uno in Sicilia alla fine di maggio e l’altro in Germania all’inizio di giugno, ho già cercato di proporre qualche riflessione sulla Sicilia sul blog aziendale.
La Sicilia, infatti, sta vivendo un nuovo rinascimento del vino, inclusa la promozione e la produzione di qualità. Con l’istituzione della denominazione regionale “DOC Sicilia” e del Consorzio che la gestisce, in pochi anni la produzione certificata ha raggiunto i 100 milioni di bottiglie, risultando oggi la seconda più grande Denominazione italiana dopo il colosso Prosecco. Logico che si cerchi di trasferire tale sviluppo anche nel segmento dei vini spumanti, per quanto possano sembrare distanto almeno climaticamente. Ma in questo caso la tecnologia può venire in supporto, come discusso a Marsala durante “Sicilia Sparkling

Se la Sicilia riuscirà a cogliere questa opportunità a breve termine, godrà di un doppio vantaggio sul mercato. Infatti, la tendenza della produzione di vino di qualità, con le diverse varietà autoctone e terroir, consente già alla Sicilia di posizionarsi come leader in Italia. La produzione di spumanti può quindi essere una delle opportunità per cavalcare queste tendenze legate all’origine. 

E su questo aspetto, pochi giorni dopo, ho anche focalizzato il mio intervento sulle “Tendenze globali degli spumanti” nel forum per Export Manager organizzato dal Deutsches Wein Institut a Oppenheim, non lontano da Francoforte, tra i vigneti della Rheingau. Il Sekt è un prodotto quasi esclusivamente domestico, in un mercato che è ancora il primo al mondo in termini di volume per il consumo di spumanti e spumanti. Tuttavia, molti produttori stanno pianificando un percorso di internazionalizzazione, ma con quale combinazione di prodotto / mercato? 

Come Wine Intelligence, nelle nostre analisi sulla Cina, abbiamo più volte sottolineato come il consumatore di vini importati, soprattutto giovani e donne, si stia aprendo ai vini spumanti (a differenza delle vecchie generazioni), soprattutto se questo pétillant è accompagnato da una leggera dolcezza e acidità non spinta. Possiamo ipotizzare che le bolle tedesche basate sul Riesling, come quelle siciliane a base Grillo, potrebbero forse trovare un terreno fertile su cui scrivere sul loro futuro proprio nei consumatori di vini spumanti meno tradizionali?

E che dire delle altre bollicine italiane che, schiacciate dal Prosecco (di cui però potrebbero sfruttare l’effetto traino), faticano a trovare quote di mercato all’estero o, pensiamo all’Asti, sono addirittura in controtendenza? Forse servirebbe partire da una strategia?

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Sud Italia: un differente approccio al marketing?

Più volte, negli ultimi anni, è emerso da analisi e commenti come il successo dei vini e delle aziende del Sud dipendesse dalla maggiore capacità nel fare marketing.

Sarebbero importanti molte considerazioni al riguardo.

 

Dal punto di vista del marketing strategico il posizionamento delle aziende del Sud, siciliane in primis, è sicuramente favorito da una forte integrazione tra le cantine, i loro vini ed il concetto Sud Italia-Mediterraneo-solarità. Ma anche da una fase del mercato che, sulla scia delle produzioni del Nuovo Mondo, ha richiesto un determinato tipo di vino che poteva essere offerto dalla produzione siciliana, pugliese o campana, pur nella diversità di vitigni e microclimi.

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