London’s calling

Anche quest’anno sarò a Londra per l’International Wine Fair, la maggiore fiera vinicola anglosassone, presso lo stand U40 curato dall’Agenzia  Turismo FVG (assieme a tutti i Consorzi DOC del Friuli Venezia Giulia).

Martedì 12, in particolare, introdurrò il seminario “How wine regions can carve out space in the cluttered minds of 21st century consumers” ove interverranno, come relatori, Richard Halstead di Wine Intelligence  e Sarah Jane Evans MW (che curerà poi, in conclusione, una degustazione di Friulano, ormai definito nome del Tocai). L’appuntamento è  nella South Gallery Room 27 per Martedì 12 Maggio alle 11.30am.

Prossimamente cercherò di postare alcune impressioni sulla fiera, in particolare su questo momento di transizione per il settore vinicolo internazionale.

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Piccoli ricordi londinesi

Con le parole di mia moglie Maria Teresa descrivo brevemente alcuni piccoli ricordi che sono stati messi nel bagaglio nella nostra valigia (assieme a qualche centinaia di bustine di té), al ritorno da Londra.

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Impressioni londinesi

Tea at Fortnum&Mason

Prima di affrontare il tema della London International Wine Fair, voglio condividere qualche impressione che ho portato con me da Londra. Non parlo della città in quanto tale, ma di alcuni messaggi, importanti anche per il mondo vinicolo (ma non solo) che credo di avere colto.

Innanzitutto l’ampia diffusione del vino, sia nei supermercati (anche nei piccoli take away) che nei pub, con tanto di cartelloni pubblicitari all’ingresso che invitano a provare, ad es., la nuova offerta di rosé (alla faccia di chi dice che il rosé non si vende…). E il vino italiano è sempre rappresentato… anche se spesso è tra i più “cheap” e viene identificato in modo anonimo (vedi “a refreshing pinot grigio from Nothern Italy”), mentre per vini di altre zone vengono indicati i brand.

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