Può il settore vinicolo uscire dalla crisi prima di altri?

In questo periodo potenzialmente prolungato di recessione, che sta colpendo in particolare il reddito medio delle famiglie, facendone crollare la capacità di spesa, anche il settore del vino sta vivendo un sensibile rallentamento. In particolare il vino fermo, che, negli ultimi dieci anni, ha già subito una significativa contrazione della domanda nella sua base essenziale dei consumatori del Vecchio Mondo. Non c’è mai stato però un momento più importante per investire su nuovi mercati.

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Effetti della crisi

Da qualche giorno sto osservando le lavagne ove sono pubblicizzati i vini serviti al calice in bar, enoteche e locali.
Un anno fa, almeno dalle mie parti, trovare un vino bianco a meno di 3€ al bicchiere era diventata un’impresa.
Oggi la fascia più rappresentata è quella dei 2€, con punte anche di 1,50€ (anche in locali prestigiosi).
Che sia un effetto della crisi? Che sia la conferma delle grandi “svendite” che molte aziende stanno facendo in questi mesi per svuotare i magazzini delle cantine dei prodotti rimasti invenduti?
Si sente parlare, in Friuli, di Pinot Grigio che nella prossima vendemmia sarà trattato a 0,35€/kg. Fino all’anno scorso era l’uva più ricercata e pagata.
Dobbiamo prepararci al peggio? Mala tempora currunt?