Va bene “green”, ma adesso stiamo esagerando!

In un recente articolo del Corriere Economia si evidenziava come la sostenibilità in senso lato stia diventando un tema forte nel marketing del vino, riprendendo alcuni risultati delle analisi di Wine Intelligence sulle diverse tipologie di vini non convenzionali pubblicate nel report “Global SOLA 2019”.

Come Wine Intelligence nello stesso report abbiamo inoltre previsto un aumento dell’interesse per i vini vegani in diversi mercati

Ora, se è vero che il vino sta seguendo un trend iniziato già da anni nel cibo e in altri prodotti di largo consumo, mi chiedo se non si debba guardare con una certa preoccupazione alcuni esempi di marketing per evitare di cadere nella ridondanza e, diciamolo, nel patetico.

Guardate questa etichetta di un detergente per i piatti.

Va bene la plastica riciclata così come il ridotto impatto ambientale. Va bene il biodegradabile vegetale da fonti rinnovabili.

MA IL VEGANO NO! Perché un concentrato per i piatti deve essere vegano? Dobbiamo temere che possa lasciare residui sulle stoviglie che i vegani non tollererebbero eticamente? Non basta sciacquare bene i piatti quando si lavano??

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Oggi si brinda… con il té

Sono un appassionato di té nero. In realtà sono un maniaco dell’English Tea fin da piccolo, quando mia zia Irma che viveva a Manchester mi mandava bustine e foglie per il mio regolare consumo a colazione e a merenda, rigorosamente con un cucchiaino di latte. Uso il kettle per scaldare l’acqua sul fornello (che orrore il bollitore elettrico!), la teiera giusta, etc.

Ogni volta che vado a Londra in vacanza o per qualche riunione a Wine Intelligence ne faccio scorta (se non l’ho già comprato on-line) e, spesso, non mi faccio mancare una tazza di tè in un locale, ad es. da Fortnum&Mason a Piccadilly (mio pusher preferito).

Cosa c’entra con il vino?

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Ho assaggiato il vino in lattina e non mi è dispiaciuto.

ProWein 2018 a Düsseldorf. Uno dei momenti liberi durante le tre giornate che ho passato tra lo stand di Wine Intelligence e appuntamenti vari. Facendo base nel padiglione del Nuovo Mondo, quale miglior occasione per poter assaggiare i vini dell’Oregon? La regione che, a mio avviso, è la più interessante fuori Europa per la produzione di Pinot Nero (in particolare nella Willamette Valley) e che oggi vede crescere anche vitigni bianchi quali Pinot Gris, Grüner Veltliner e lo stesso Chardonnay, con profili ben centrati nel trasmettere la provenienza da zona fredda.

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Come sarà il 2018 vinicolo?

A fine 2017 Wine Intelligence ha pubblicato un articolo in cui si proponeva di prevedere i cinque fenomeni che probabilmente caratterizzeranno l’anno che ci attende.

Alla luce di quanto esposto, nei primi mesi dell’anno cercherò verificare direttamente sul campo quale impatto avranno questi trend sul settore vinicolo italiano.

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Bisogna imparare dalla birra?

Che la birra abbia imparato molto dal vino è indubbio. Dietro al successo di molti micro-birrifici o alla birra artigianale in genere c’è di sicuro un trend che vede coinvolti i consumatori, soprattutto giovani, verso prodotti considerati non industriali o scontati, con alle spalle spesso una storia legata a qualcuno che si è messo in gioco, magari ha lasciato altri impieghi per dedicarsi alla produzione di vino o birra, magari con materie prime biologiche o naturali in genere.

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International Wine Label Design Competition

Nei mesi scorsi ho avuto l’onore ed il piacere di far parte della giuria della prima International Wine Label Design Competition, organizzata da Balzac Communications & Marketing al fine di supportare il Volunteer Center of Napa Valley (un ente benefico di volontariato).

Recentemente sono stati pubblicati i risultati della competizione, che ha visto concorrere per quattro diverse categorie, con un premio speciale per il miglior progetto:

  • Successful Innovation
  • Dramatic Graphics
  • Classic Style
  • Labels Not Currently in Production

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Vecchio e Nuovo Mondo: questione di etichetta?

Ho appena finito di leggere un articolo sulle etichette delle bottiglie nel sempre interessante blog di Evelyne Resnick (docente e consulente di wine marketing che opera in Francia e che ho avuto modo di conoscere a Bordeaux).

Nell’articolo l’autrice racconta di essere stata intervistata da un canale televisivo francese in merito a come i vini francesi stessero affrontando i mercati internazionali del vino.  

Così, alla domanda sulla differenza tra “Vecchio mondo” e “Nuovo mondo” nel campo della comunicazione vinicola, ha presentato un’etichetta con il volto di un cane come esempio “divertente” ed efficiente (la varietà dell’uva era ben indicata sull’etichetta), certa che, al contrario, nessun produttore francese avrebbe fatto lo stesso.

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