Ho assaggiato il vino in lattina e non mi è dispiaciuto.

ProWein 2018 a Düsseldorf. Uno dei momenti liberi durante le tre giornate che ho passato tra lo stand di Wine Intelligence e appuntamenti vari. Facendo base nel padiglione del Nuovo Mondo, quale miglior occasione per poter assaggiare i vini dell’Oregon? La regione che, a mio avviso, è la più interessante fuori Europa per la produzione di Pinot Nero (in particolare nella Willamette Valley) e che oggi vede crescere anche vitigni bianchi quali Pinot Gris, Grüner Veltliner e lo stesso Chardonnay, con profili ben centrati nel trasmettere la provenienza da zona fredda.

Mi prendo i miei 20 minuti di pausa, vado al bancone dove sono presenti i produttori e dove l’ufficio dell’Oregon Wine Board è ben disponibile a illustrare e farti assaggiare quello che vuoi. Dopo un paio di bianchi e alcuni Pinot Neri, metto gli occhi su quello che è un esemplare alquanto allettante: un Pinot in lattina!

È una prodotto che già conosco di fama, in quanto lo utilizzo in aula nel mio corso di Advanced Wine Marketing alla Scuola di Viticoltura e Enologia di Vipava (Slovenia) come esempio del nuovo fenomeno che negli Stati Uniti sta piacendo moltissimo, ovvero il vino in lattina.

I dati di mercato dicono che guadagna il 5% all’anno, crescendo più velocemente di tutte le altre tipologie di contenitori. Sicuramente parte da una base bassa, ma che comunque si sta ritagliando una nicchia, soprattutto quella dei consumatori che in qualche modo vogliono bere un buon vino in situazioni nelle quali una bottiglia, ad esempio, non è facilmente trasportabile o consentita, tipo un concerto o su un treno. La Unique Selling Proposition di Underwood, ad es., è molto chiara e ben centrata: “We believe that the contents are more important than the container; that good wine should be able to go anywhere”. Un vino che, tra l’altro, porta in etichetta il luogo di provenienza e non è un generico “Pinot Noir”.

Alternative packaging growth outpacing glass and capturing share year-over-yearLe vendite di vino in lattina di tutti i marchi negli USA sono aumentate rapidamente negli ultimi anni, passando da meno di 2 milioni di US$ nel 2012 a quasi 15 milioni nel 2016. Se attualmente rappresenta meno dell’1% del mercato del vino, tale percentuale è destinata a continuare a crescere.

Parte della ragione potrebbe essere la portabilità delle lattine di vino monoporzione. La convenienza è fondamentale quando si beve all’aperto, dai giorni in spiaggia alle grigliate e alle feste.

Il 90% degli americani beve all’aperto durante l’estate, secondo i dati di Nielsen, la cui ricerca ha rilevato che, tra i Millennial di sesso femminile, il rosé è la bevanda estiva preferita, ma portare una bottiglia di vino in giro non è sempre pratico. Wine Intelligence aveva identificato l’estate come momento più propizio per sperimentare tipologie di vino e contenitori alternativi già nel 2013.

I social media possono avere un ruolo nel far conoscere il vino in lattina. Sempre Nielsen ha rilevato che il 42% dei Millennial ama pubblicare foto di ciò che sta bevendo sui social media e il 45% è influenzato dai social media quando sceglie cosa bere.

E il vino com’è? Beh, tutt’altro che disprezzabile, molto varietale nelle sue caratteristiche, tre descrittori incentrati sul frutto, nessun difetto, si può sorbire con una relativa piacevolezza. Molto meglio di tanti vini in bottiglia che ho assaggiato nel corso degli anni! Certo, non mi sono arrischiato a berlo direttamente dalla lattina, l’ho versato in un bicchiere (almeno quello!).

E quindi? Dobbiamo aspettarci di sostituire il vetro con la lattina? Quello sicuramente no, ma in alcune occasioni di consumo, per alcune fasce della popolazione, in alcune precise situazioni, le lattine vanno a coprire una nicchia di mercato, dei bisogni e delle opportunità che altri contenitori non riuscirebbero a soddisfare.

Risultati immagini per caffè bicchiere cartoneMa, dopo tutto, siamo per la laicità: perché non si dovrebbe accettare la lattina che è il contenitore più vicino a quello in cui molti vini soggiornano per mesi se non anni, ovvero l’acciaio?

E poi magari bere un caffè in un bicchiere di cartone o di plastica?

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