Bisogna imparare dalla birra?

Che la birra abbia imparato molto dal vino è indubbio. Dietro al successo di molti micro-birrifici o alla birra artigianale in genere c’è di sicuro un trend che vede coinvolti i consumatori, soprattutto giovani, verso prodotti considerati non industriali o scontati, con alle spalle spesso una storia legata a qualcuno che si è messo in gioco, magari ha lasciato altri impieghi per dedicarsi alla produzione di vino o birra, magari con materie prime biologiche o naturali in genere.

Ma anche il vino può apprendere molto dalla birra, se non altro da come produttori o marchi birrai stanno analizzando il mercato e proponendo prodotti molto segmentati e diversificati. Pensiamo all’esplosione anche in GDO di birre luppolate (IPA o APA che sia) con packaging che si rifanno molto a quelli dei piccoli birrifici.

Ma esistono diversi altri esempi di contaminazione.

Craft Wine

La catena Aldi, in collaborazione con alcuni produttori di vino sudafricani, ha lanciato una gamma di vini artigianali per colpire questo mercato in crescita e attirare i consumatori più giovani, i c.d. millennials. L’obiettivo è di replicare il successo della birra artigianale e del gin.
Da vine 2016 sugli scaffali inglesi sono disponibili due tipi di Moscato frizzante, il Monkey Business MosKato Rosa e il Monkey Business White MosKato (al prezzo di £ 2.49 / 50cl) e due etichette biologiche, il Craft & Origin Bianco e Craft & Origin Rosso (venduti a £ 2.99 / 50cl).
I vini sono caratterizzati da etichette “contemporanee” su cui si legge: “Designed for pleasure, enjoyment and no-fuss drinking”. Attraverso il formato 50cl, con bottiglia marrone, identica ad una bottiglia di birra, con tappo corona, Aldi gradazioni tra i 5.5% e i 12.5%, confida di parlare a quei bevitori più giovani che di solito optano per la birra o gli spiriti, entrando nel loro stile di vita.

Ma non si tratta dell’unico esempio.

Australian Vintage Ltd (AVL) sta scuotendo la categoria del vino australiano con il lancio di Off The Grid, una nuova gamma di vini in 500ml bottiglie sigillate a corona. Il marchio presenta due vini provenienti da varietà emergenti come Tempranillo e Montepulciano, denominate sull’etichetta frontale “Temp” e “Monte” per agevolare la pronuncia risultando sono molto più user friendly e coinvolgenti per il consumatore.

Se da un lato il tappo a corona è ampiamente utilizzato nella spumantistica durante il processo produttivo, sono pochi i casi in cui viene proposto nel prodotto finito, tranne nel segmento basic (il famoso bottiglione da 1 o 2 litri che ha contribuito al fatturato di molte aziende), sostituito dal tappo a vite nelle fasce superiori.

Se lo screw-cap sta lentamente prendendo piede anche all’interno di mercati più tradizionalisti, che dire del tappo a corona? Ci sarà una nuova generazione di consumatori che ne apprezzerà la praticità, per vini che parlino la stessa lingua delle birre artigianali?

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