Alla salute di Mubarak (e di sua nipote…)?

9 02 2011

In questi giorni l’attualità internazionale è concentrata sulle manifestazioni di piazza che coinvolgono vari Paesi del Nord-Africa e del vicino Oriente. Proverò qui a fare una riflessione per dimostrare come il mondo del vino non debba assistere da semplice spettatore ma, perlomeno, pensare che potrebbe essere parte in causa.

Sebbene l’Islam vieti del tutto il consumo di bevande alcoliche, in Paesi quali Egitto, Turchia, Marocco o Emirati Arabi Uniti (che, assieme, contano oltre 150 milioni di abitanti, quasi esclusivamente musulmani) la crescita economica, uno stile di vita sempre più occidentalizzato (almeno in alcune fasce della popolazione) e pesanti investimenti pubblici nel settore del turismo hanno contribuito alla crescita stellare nella vendita di bevande alcoliche. In questi Paesi le vendite di alcolici, in particolare nell’Horeca, sono strettamente correlate al numero di turisti. Ma questa fiducia nel turismo è un’arma a doppio taglio, la paura di attacchi terroristici, le rivolte o semplici tafferugli possono erodere il numero dei viaggiatori in entrata e quindi avere un impatto negativo sulla vendita delle bevande alcoliche, ad iniziare dal vino.

Senza tornare indietro al periodo coloniale (in particolare alla dominazione francese nel Maghreb quando vi era anche una forte produzione di vino), in Paesi quali l’Egitto o il Marocco molti consumatori scelgono di bere alcolici, malgrado le pressioni delle componenti più fondamentaliste della società. Ma la maggior parte delle vendite di vino e liquori, e per la birra in misura minore, si basano molto sul consumo turistico. La costante crescita del numero di turisti ha significato una crescita continua per il settore delle bevande alcoliche. Alimentata da una domanda turistica, la pubblicità di bevande alcoliche è emersa in tutto l’Egitto e le bevande alcoliche sono sempre più disponibili sia on-trade e canali off-trade.

L’incoming di flussi turistici si prevede continuerà a plasmare la domanda di bevande alcoliche nei paesi musulmani del Nord Africa e del Medio Oriente. Circa 23 milioni di persone hanno visitato la Turchia nel 2007 e questo numero è destinato ad aumentare fino a 39 milioni entro il 2012 (dati Euromonitor, 2008). Circa il 30% dei turisti dovrebbero provenire da Germania e Regno Unito, con la Russia in forte aumento, facendo aumentare le vendite di vodka, whisky e la birra in Turchia. Allo stesso modo, i turisti dal Regno Unito, Germania e Russia detteranno la domanda negli Emirati Arabi Uniti ed Egitto.

Già oggi, durante alcune fiere o convention b2b, non è raro incontrare buyer e importatori di vino di questi Paesi. Lo stesso Champagne ha da anni aumentato l’esportazione verso i ricchi mercati del Medio Oriente.

Ecco che una situazione perlomeno turbolenta può avere una sensibile influenza anche verso le esportazioni dei nostri vini. Quindi non resta che augurarsi che le contestazioni e le eventuali transizioni politiche si risolvano in modo non traumatico.


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