Segnali di fumo dal ProWein 2010

28 03 2010

Sono reduce dal ProWein 2010 tenutosi pochi giorni fa alla fiera di Düsseldorf, in rappresentanza della DOC Friuli Isonzo presso il nuovo stand Friuli Venezia Giulia, curato dall’Agenzia TurismoFVG (che gestisce la partecipazione regionale alle principali fiere).

Di seguito alcune considerazioni sulla fiera e sui segnali che ho percepito girando i padiglioni e confrontandomi con vari operatori.

Punto 1: il prezzo. Se avete 300.000 bottiglie di Pinot Grigio a 1,30€ potreste fare ottimi affari. Compratori per questo tipo di prodotto ce ne sono.

Punto 2: i vini diversi. Nessuno ha bisogno di un nuovo sauvignon o merlot. Sempre più alcune zone si stanno affermando come la n.1 o 2 per un prodotto specifico. Le altre arrancano e prevedo faranno sempre più fatica. Ecco perchè al nostro banco di assaggio regionale c’è stata molta curiosità per i vini del Carso o, comunque, per quelli un po’ fuori dagli schemi (diversi operatori e giornalisti ci hanno chiesto vini in anfora o di Gravner). Bene anche i vini dolci. Ossia si cercavano più curiosità o vini da discussione. Si, poi c’erano anche gli altri, ma dovevamo proporli in modo un po’ push e poi non c’è dubbio che piacessero. Molto efficaci, quindi, i laboratori del gusto in cui c’è un po’ di tempo per spiegare.

Punto 3: la fiera. Sapevo fosse una fiera in cui il ruolo come espositori di importatori e distributori era importante. Pare stia diventando ancor più forte, a scapito delle aziende, messe costantemente in competizione.

Punto 4: la distribuzione. Si è parlato a lungo di GDO e private label. Siamo ormai oltre: sono gli stessi importatori Horeca a farsi i vini a marchio (loro):  Prosecco, Chianti, Nero d’Avola, Pinot Grigio… E iniziano ad utilizzare le aziende blasonate come grimaldello per entrare nei punti vendita, salvo proporre in seguito un loro vino in private label a 2€ in meno a bottiglia che scalza proprio quello dell’azienda che dovrebbero rappresentare. Occhio…

Punto 5: il mercato. La Germania, che negli ultimi anni aveva mantenuto i volumi ma a scapito del prezzo (un trading down che si è affiancato al contemporaneo aumento delle quote di mercato dell’hard discount), vede un miglioramento costante dell’offerta da parte delle aziende vinicole tedesche, ormai in grado di competere con successo anche nella fascia medio-alta (principalmente con i bianchi). Aziende che stanno diversificando la produzione sia segmentando l’offerta tradizionale (ossia le varie scale di maturazione dei riesling, facendone un prodotto per varie occasioni) sia ampliando la scelta (affiancando a vitigni ormai storicamente presenti quali pinot bianco e pinot nero anche il pinot grigio e, soprattutto, il sauvignon blanc).

Punto 6: i competitor. La fiera ha visto costante affluenza soprattutto nei padiglioni di Germania e Austria. Certo, giocavano in casa o quasi, come avviene per le nostre al Vinitaly. Ma, a mio avviso, c’è un motivo meno evidente che deve far pensare anche le nostre aziende: il livello qualitativo raggiunto, che fa il paio con il trend di mercato. Ho più volte avuto modo di segnalare quanto l’Austria stia lavorando bene. Non nascondo che sono un consumatore abbastanza attento dei vini di alcune zone d’oltralpe. Ma assaggiare diversi Pinot Grigio (che loro, saggiamente, continuano a chiamare Grauburgunder, per non entrare in competizione con il vinello banale che ha invaso alcuni Paesi negli ultimi 20 anni) vendemmiati a novembre (quindi Spätlese di piena maturità e concentrazione) ma di elettrica acidità e mineralità (viste le condizioni climatiche e i terroir), deve far pensare molto, in quanto si inseriscono nell’attuale trend che vede premiate tipologie di vini più fresche. Senza però raggiungere questo obiettivo grazie ad una banale mancanza di maturità, come accade in altre zone!


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