Morta la DOC, viva la DOP!

16 08 2009

E così il fatidico 1 agosto 2009 è giunto. La nuova OCM vino è entrata in vigore, i Consorzi si stanno attrezzando alla necessaria trasformazione (come sintetizzato molto bene su l’Informatore Agrario del 31 luglio da quell’acuto osservatore del settore che è Fabio Piccoli).

A parte la cessione delle attività relative al Piano dei Controlli di Filiera ad un Ente terzo (nella maggior parte dei casi, come nel Consorzio che dirigo, alla società Valoritalia fondata dalla Federdoc), la maggiore novità (per molti ancora sconosciuta) riguarda l’equiparazione delle DOC alle DOP agroalimentari (la cessione dei controlli ne è uno degli effetti).

Sarebbe il caso, quindi, di approfondire un poco il funzionamento delle DOP e, soprattutto, le differenze che andranno, in qualche modo, ad evidenziarsi e che dovranno essere limate.

Negli ultimi anni, infatti, i consumatori, le imprese ed anche le istituzioni hanno prestato un crescente interesse verso i prodotti tipici agroalimentari, facendo crescere il numero di certificazioni DOP e IGP. Questo tipo di riconoscimento della Comunità Europea, nato come strumento di tutela, ha assunto sempre più un risvolto di marketing, un po’ come sarebbe dovuto avvenire con le DOC. Nel secondo caso, purtroppo con maggiore evidenza, abbiamo assistito al proliferare di Denominazioni dalle presunte peculiarità distintive ma che, alla prova dei fatti, si sono rivelate semplici fotocopie. Non è infatti bastato fare una DOC per avere successo commerciale, nella stragrande maggioranze dei casi. Al massimo possiamo riconoscere che le DOC hanno consentito la sopravvivenza della viticoltura e di molte aziende.

In merito, segnalo che Nomisma ha da poco pubblicato il libro “Il marketing dei prodotti tipici”. Non l’ho ancora letto ma ho apprezzato una sintesi sullo stesso numero de l’Informatore Agrario sopra citato. Sarà interessante verificare come andrà a pesare l’inserimento delle 300 e passa DOC nella categoria.

Eppure una Denominazione, tanto più una DOP, dovrebbe portare con se’ un’intrinseca strategia di differenziazione, permettendo alle aziende associate di uscire da logiche competitive basate solamente sul prezzo, utilizzando un posizionamento che si distingue da quello dei competitor. Ma in passato è stato così? E in futuro, come dovranno agire, viste le forti pressioni da parte di molte aziende per investire solo sul proprio marchio individuale?


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2 responses

1 02 2010
DOP vinicole e posizionamento « Wine Business

[…] vinicole e posizionamento 1 02 2010 In un precedente articolo avevo iniziato a trattare il tema del passaggio da DOC a DOP e della relativa necessità di […]

4 09 2013
Pur con tutti i difetti, è sempre DOC | Wine Business

[…] certo, come ho già scritto più volte qui, qui o qui, non basta avere una DOC per avere un marchio ed avere successo. Ma, appunto, se non […]

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