(OT) Ogni Tanto si beve bene

18 03 2009

Un caro amico, noto nell’ambiente della Venezia Giulia e dell’Istria come fondatore e anima pulsante di una confraternita di amanti del buon vino detta “Bever Forever”, nei giorni scorsi ha compiuto 50 anni.

Con alcuni amici abbiamo cercato un regalo degno della ricorrenza, trovando uno Chateau Léoville Las Cases 1959, che abbiamo poi stappato assieme al festeggiato.

Nella serata, ospitata in un noto ristorante dalla vista mozzafiato sulla parte più settentrionale del Mediterraneo, bisogna ammettere non ci siamo fatti mancare nulla, sia come cibo che come vini.

Di seguito le bottiglie aperte e qualche sintetico commento per gli assenti:

  1. Champagne Tarlant “Le vigne d’antan” (blanc de blancs da vigna a piede franco, bollicina ben strutturata più da pasto che da aperitivo)
  2. Krug Grande Cuvée (impeccabile al limite della “freddezza”)
  3. Corton Charlemagne Ramonet 1998 (in fase calante, come molti bianchi di Borgogna tra 1995 e 99, come appurato tempo fa con preoccupazione anche da La Revue de Vins de France)
  4. Charmes Chambertin 1967 Leroy (la più vecchia bottiglia di Borgogna rosso che abbia assaggiato in vita mia, offerta da uno dei commensali, nato in quell’annata. Sensazioni per me nuove nei profumi: cola, tamarindo. Vellutato al palato, sorretto da una buona acidità, certo non più sul frutto ma estremamente godibile)
  5. Léoville Las Cases 1959 (Il vino del festeggiato. Colore un po’ mattonato, si è aperto lentamente, profumi che ricordavano un po’ lo sherry ma senza banalizzarsi. In bocca ancora vivo, sebbene avviato ormai verso il tramonto)
  6. Latour 1966 (non perchè ho portato io la bottiglia, ma a detta di tutti si è rivelata la più grande bottiglia della serata. Colore vivo, l’unghia appena pronunciata, profumi di cedro, menta, scatola di sigari, col passare del tempo nel bicchiere è uscito il ribes. Al palato il tannino è vellutato ed emergono ancora frutti rossi ai 40 e passa anni. Vino in perfetto equilibrio, di grande energia, che non vuole rassegnarsi all’età malgrado i “soli” 11,5 gradi!)
  7. Sassicaia 1982 (quello che Hugh Johnson aveva definito, proprio grazie a questa annata, il miglior vino italiano. Ancora giovanissimo, quasi sbarazzino nella sua piacevole complessità. Nei profumi e al palato sono emersi un po’ di pepe, di rabarbaro e di cassis, legno di sandalo, un tannino fine e ammorbidito. Mi ha fatto pensare alla fresca e un po’ austera verticalità del Cabernet Franc. Dopo il Latour, avrei pensato ad uno Cheval Blanc)
  8. Yquem 1983 (due mezze bottiglie in quanto la 1a sapeva di TAPPO!!! Vino che ha raggiunto l’apice della maturazione, per mantenerlo chissà fino a quando. Contraddistinto dall’albicocca candita e dallo zenzero sia nei profumi che al palato, è stato la degna conclusione del menù)

Nel chiudere questo post dovrei trovare un nesso con il marketing, con il business del vino… Intanto vado qualche giorno in Borgogna, poi ci pensiamo😉


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One response

31 03 2009
Musigny

Non era il Corton di Ramonet ( non produce tale appellazione ) bensì il BATARD MONTRACHET.

Poi ci racconterai come è andata in Borgogna, qualcosa l’avrete bevuta,mi auguro…

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