Impressioni londinesi

27 05 2008

Tea at Fortnum&Mason

Prima di affrontare il tema della London International Wine Fair, voglio condividere qualche impressione che ho portato con me da Londra. Non parlo della città in quanto tale, ma di alcuni messaggi, importanti anche per il mondo vinicolo (ma non solo) che credo di avere colto.

Innanzitutto l’ampia diffusione del vino, sia nei supermercati (anche nei piccoli take away) che nei pub, con tanto di cartelloni pubblicitari all’ingresso che invitano a provare, ad es., la nuova offerta di rosé (alla faccia di chi dice che il rosé non si vende…). E il vino italiano è sempre rappresentato… anche se spesso è tra i più “cheap” e viene identificato in modo anonimo (vedi “a refreshing pinot grigio from Nothern Italy”), mentre per vini di altre zone vengono indicati i brand.

Soprattutto balza agli occhi come i temi etici, dell’ambiente e della sostenibilità siano ormai ben diffusi e sedimentati. Non solo nelle pubblicità, ma nella vita quotidiana di tutti. Si possono osservare:

  • catene che producono panini senza usare conservanti e, basilico a parte, dichiarano di non utilizzare prodotti alimentari che debbano sobbarcarsi lunghi viaggi aerei
  • insegne di caffè “fair trade” (ossia equo e solidale) una cui parte dei proventi viene destinata al miglioramento delle condizioni di vita (strade, scuole, case…) delle popolazioni che raccolgono il caffé
  • menù ove si dichiara che 50p a commensale saranno destinati in beneficenza all’associazione contro il cancro o d altro ente benefico
  • grande presenza di materiali ecologici negli imballi (ad es. dei prodotti take away)
  • le catene della distribuzione (Tesco, Sainsbury’s,…) propongono molti cibi biologici o fair trade (anche tra i piatti pronti), vini con packaging leggeri o alternativi per ridurne il peso

Una ricerca presentata da Wine Intelligence durante la LIWF 2007 (PDF) dimostrava come la conoscenza di temi quali la sostenibilità, il biologico o l’equo-solidale sia ampiamente diffusa tra i consumatori britannici, ma solo una parte di questa poi si stesse trasformando in acquisti di cibo e, ancora meno, di vino (ad es. se il 40% dei regolari consumatori di vino di sesso maschile aveva acquistato prodotti biologici, il 64% di coloro i quali avevano acquistato vino bio non ne ricordavano il nome).

Però, se ancora tale attenzione (così ben dimostrata dalla stampa ma, soprattutto, dal retail, che è sempre molto attento a capire in anticipo i bisogni dei consumatori) non si è ancora del tutto trasformata in un fenomeno di massa, credo sia solo una questione di tempo e, comunque, le aziende che sanno distinguersi per aver abbracciato questi temi risulteranno avvantaggiate.

Un altro appunto: in televisione (BBC1) vengono trasmessi spot rivolti alle donne, invitandole ad un consumo responsabile di alcool, dimostrando come non debbano superare determinate unità giornaliere. Il salutismo si sta diffondendo…


Azioni

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3 responses

27 05 2008
gianpaolo

il fatto è che l’UK è la patria del consumatore, o come dicono loro parafrasando dal tedesco “customer uber alles”.
Tutto il resto se ci pensi è una derivazione da questo assunto, ed è anche il paese dove la concorrenza è vera e dove il consumatore viene coccolato, attirato, invogliato con ogni sistema, compreso l’appeal al senso “etico” che si va diffondendo. Persino Tesco, il gigante della distribuzione spesso accusato di stritolare le diversità ed uniformare il gusto, sta decisamente puntanto sul “british food” e su “local food” con dei veri e propri corners dove si vendono prodotti di agricoltori o artigiani locali.
Ed è questo se vuoi uno degli aspetti positivi di un mercato non “protetto” e non distorto, come avviene a casa nostra.

27 05 2008
Pierpaolo Penco

Non so se Tesco stia stritolando la diversità. Anzi, mi pare abbia un’offerta ampia di prodotti da tutto il mondo… Forse stritola i fornitori😉

E’ vero comunque che in UK il consumatore è sovrano e guai a prenderlo in giro.

Ora poi che stanno iniziando a produrre vino nel sud dell’Inghilterra, principalmente bollicine (e mi dicono siano anche buone), vedrai che visibilità sarà data. Certo, non faranno mai concorrenza allo Champagne all’estero ma (ed è il motivo alla base degli investimenti che maison quali Roederer o Duval-Leroy stanno affrontando in zona) il loro obiettivo è essere posizionati nell’on-trade inglese, quale prodotto “locale”, con una leggera vena patriottica che, nella “Perfida Albione”, non guasta mai🙂

27 05 2008
gianpaolo

Che i fornitori di tutte le GDO siano compressi, lo sappiamo bene. Però il successo incredibile che Tesco ha avuto negli ultimi 15 anni, un vero caso di studio, gli ha creato problemi di gigantismo, nel senso proprio di troppo successo. Certo, vorrei avere questo standard di servizio in Italia, dove siamo anni luce indietro.
Mi sa che mi compro anch’io qualche ettaro in Kent, hai visto mai…tanto più che i terreni costano (o costavano) meno che da noi.

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