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	<title>Wine Business</title>
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	<description>Pierpaolo Penco&#039;s weblog about wine industry, marketing, strategy, management, tourism and... fine wine</description>
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		<title>Wine Business</title>
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		<title>Guerilla restaurant &amp; wine</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 14:38:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul numero di «Io Donna» della scorsa settimana (settimanale del Corriere della Sera) è stato pubblicato un interesantissimo articolo di Riccardo Romani intitolato: “È l&#8217;ora dei «guerilla store» La moda dei ristoranti clandestini”.
Si tratta di locali nati nelle case private o nei garage di New York o Londra, ove vengono ospitati pochi commensali, spesso gestiti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=182&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Sul numero di «Io Donna» della scorsa settimana (settimanale del Corriere della Sera) è stato pubblicato un interesantissimo articolo di Riccardo Romani intitolato: “È l&#8217;ora dei «guerilla store» La moda dei ristoranti clandestini”.</p>
<p>Si tratta di locali nati nelle case private o nei garage di New York o Londra, ove vengono ospitati pochi commensali, spesso gestiti da veri esperti di gastronomia, quasi per sfida verso gli chef più celebrati. “Guerilla restaurant” ove si accede solo se amici di amici di amici (una specie di multilevel marketing).</p>
<p><span id="more-182"></span>Del fenomeno hanno iniziato ad occuparsi le riviste di moda ed anche qualche investitore finanziario. “A New York i guerrilla restaurant, per così dire, ufficiali sono oltre cento, a Londra sarebbero una sessantina, tutti ispirati al tipico paladar cubano, dove letteralmente si cena a casa di sconosciuti”. Sono così sorti siti e guide proprio per scovare questi localini semi-clandestini, che potrebbero sparire da un momento all’altro.</p>
<p>Se, da un lato, la prima domanda che sorge è: “Ma quali vini servono in questi ristoranti?”, dall’altro mi chiedo se il settore vinicolo debba prendere in considerazione questo tipo di fenomeno o se questo possa essere considerato come una pura moda passeggera e limitata, anche geograficamente (grandi città anglosassoni).</p>
<p>A me stimola qualche riflessione. Mi viene in mente che anche da noi il consumo di vino nel c.d. “off trade” ha sostanzialmente tenuto anche in questi momenti di crisi economica, mentre quello nell’on-trade ha registrato un sensibile calo, soprattutto nella ristorazione e meno nel circuito di enoteche e wine-bar (fenomeno che forse ha raggiunto, comunque, l’apice nel suo ciclo di vita).</p>
<p>Se il consumo per asporto tiene, non si può non segnalare una polarizzazione sempre più marcata, almeno nella GDO, tra vini “da pasto” (ossia sotto i 2€ la bottiglia) e vini “di pregio” (sopra i 10€), come già più volte sottolineato.</p>
<p>I vini di fascia alta, a seconda delle statistiche, fanno circa il 10% del mercato in volume ed il 40% in valore (E.Pomarici, Il mercato del vino, Franco Angeli 2006), ma il canale privilegiato per il consumo degli stessi, la ristorazione, non batte chiodo da almeno un paio d’anni per diversi motivi (non ultimo il terrorismo che viene praticato in materia di patenti e sanzioni). Ciò significa che queste bottiglie vengono consumate prevalentemente tra le mura domestiche e non solo in occasione di compleanni e feste comandate.</p>
<p>Da un lato, a quanto mi raccontano professionisti direttamente interessati, cene e ricevimenti sono ancora in auge (chi se lo può permettere, ogni tanto chiama uno chef a cucinare a casa, qualche volta invitando pure un produttore vinicolo che presenta i suoi vini).</p>
<p>Da un altro, appassionati e collezionisti di vini, utilizzando social network e strumenti informatici per tenersi in contatto, organizzano degustazioni ove molte grandi bottiglie vengono stappate. Questo fenomeno, che agisce un po’ sotto traccia, è più diffuso di quanto si pensi. Ho amici che, beati loro, si fanno anche 500km per partecipare a “verticali”, “orizzontali” e wine tasting con altri collezionisti, utilizzando blog, forum, Twitter e Facebook come strumento di collegamento e diffusione, creando cerchie di appassionati cui molti sperano di ambire. Una specie di club virtuale che continua a mantenere alto l’interesse per il vino di pregio.</p>
<p>Alcuni produttori, conoscendo l’esistenza di questi gruppi a livello mondiale, scelgono di rivolgersi proprio ad essi come target privilegiato, non rincorrendo, ad es., la via del vino banale e facile come accade, ahimé, per la maggior parte della produzione odierna. Un po’ quello che avviene anche nella ristorazione, ove ormai una tartara di tonno o un branzino marinato non si negano a nessuno, come avveniva 20 anni fa con la tagliata alla rucola o i tagliolini al salmone.</p>
<p>Resta il fenomeno dei &#8220;Guerilla restaurant&#8221; e, per estensione, dei &#8220;Guerilla store&#8221;, la versione underground di molti temporary shop che nascono e chiudono in un lasso di tempo limitato (lancio di un prodotto, stagionalità in zone turistiche, sondaggio del mercato,&#8230;). Per farne un canale di vendita credo si debba essere molto dinamici e, possibilmente, fare parte della cerchia. Un conto è portarsi le bottiglie da casa quando si partecipa ad una di queste serate, un conto è andare a vendere vino. Anche se non mi stupirei se qualche produttore, forte di carisma e innovatività, riuscisse a piazzare sue bottiglie attraverso l&#8217;utilizzo degli stessi strumenti di marketing virale. Dovrebbe diventare oggetto di culto, ossia ricavarsi una piccola nicchia di differenziazione, se non altro perchè parla lo stesso linguaggio di questo target.</p>
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		<title>Morta la DOC, viva la DOP!</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Aug 2009 15:52:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing & Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[differenziazione]]></category>
		<category><![CDATA[DOC]]></category>
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		<description><![CDATA[E così il fatidico 1 agosto 2009 è giunto. La nuova OCM vino è entrata in vigore, i Consorzi si stanno attrezzando alla necessaria trasformazione (come sintetizzato molto bene su l&#8217;Informatore Agrario del 31 luglio da quell&#8217;acuto osservatore del settore che è Fabio Piccoli).

A parte la cessione delle attività relative al Piano dei Controlli di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=177&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>E così il fatidico 1 agosto 2009 è giunto. La nuova OCM vino è entrata in vigore, i Consorzi si stanno attrezzando alla necessaria trasformazione (come sintetizzato molto bene su <a href="http://www.informatoreagrario.it/ita/Riviste/Infoagri/09IA31/sfida-del-cambiamento-per-i-consorzi-di-tutela.pdf" target="_blank">l&#8217;Informatore Agrario del 31 luglio </a>da quell&#8217;acuto osservatore del settore che è Fabio Piccoli).</p>
<p><span id="more-177"></span></p>
<p>A parte la cessione delle attività relative al Piano dei Controlli di Filiera ad un Ente terzo (nella maggior parte dei casi, come nel <a href="http://www.vinidocisonzo.it" target="_blank">Consorzio che dirigo</a>, alla società <a href="http://www.valoritalia.it" target="_blank">Valoritalia </a>fondata dalla <a href="http://www.federdoc.com/" target="_blank">Federdoc</a>), la maggiore novità (per molti ancora sconosciuta) riguarda l&#8217;equiparazione delle DOC alle DOP agroalimentari (la cessione dei controlli ne è uno degli effetti).</p>
<p>Sarebbe il caso, quindi, di approfondire un poco il funzionamento delle DOP e, soprattutto, le differenze che andranno, in qualche modo, ad evidenziarsi e che dovranno essere limate.</p>
<p>Negli ultimi anni, infatti, i consumatori, le imprese ed anche le istituzioni hanno prestato un crescente interesse verso i prodotti tipici agroalimentari, facendo crescere il numero di certificazioni DOP e IGP. Questo tipo di riconoscimento della Comunità Europea, nato come strumento di tutela, ha assunto sempre più un risvolto di marketing, un po&#8217; come sarebbe dovuto avvenire con le DOC. Nel secondo caso, purtroppo con maggiore evidenza, abbiamo assistito al proliferare di Denominazioni dalle presunte peculiarità distintive ma che, alla prova dei fatti, si sono rivelate semplici fotocopie. Non è infatti bastato fare una DOC per avere successo commerciale, nella stragrande maggioranze dei casi. Al massimo possiamo riconoscere che le DOC hanno consentito la sopravvivenza della viticoltura e di molte aziende.</p>
<p>In merito, segnalo che Nomisma ha da poco pubblicato il libro &#8221;Il marketing dei prodotti tipici&#8221;. Non l&#8217;ho ancora letto ma ho apprezzato una sintesi sullo stesso numero de l&#8217;Informatore Agrario sopra citato. Sarà interessante verificare come andrà a pesare l&#8217;inserimento delle 300 e passa DOC nella categoria.</p>
<p>Eppure una Denominazione, tanto più una DOP, dovrebbe portare con se&#8217; un&#8217;intrinseca strategia di differenziazione, permettendo alle aziende associate di uscire da logiche competitive basate solamente sul prezzo, utilizzando un posizionamento che si distingue da quello dei competitor. Ma in passato è stato così? E in futuro, come dovranno agire, viste le forti pressioni da parte di molte aziende per investire solo sul proprio marchio individuale?</p>
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		<item>
		<title>Il mio Master per uno&#8230; Spritz! ;-)</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/07/09/il-mio-master-per-uno-spritz/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 15:11:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[master in wine business]]></category>
		<category><![CDATA[spritz]]></category>

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		<description><![CDATA[Riporto un articolo di Mauro Pigozzo pubblicato sul Corriere.it (riprendendo un articolo dell&#8217;inserto Veneto). Riguarda un&#8217;iniziativa, che qualcuno vedrà come provocatoria ma alla quale io auguro grande successo, portata avanti dalle aziende di due studenti (Alberto Serena &#8211; Montelvini e Chiara Stival &#8211; Il Moletto) della prima edizione del Master in Wine Business che dirigo al MIB.
Durante [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=174&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Riporto un articolo di Mauro Pigozzo <a title="Copyright RCS/Corriere.it" href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2009/9-luglio-2009/spunta-spritz-spina-pronti-brevetto-marchio--1601550459065.shtml" target="_blank">pubblicato sul Corriere.it </a>(riprendendo un articolo dell&#8217;inserto Veneto). Riguarda un&#8217;iniziativa, che qualcuno vedrà come provocatoria ma alla quale io auguro grande successo, portata avanti dalle aziende di due studenti (Alberto Serena &#8211; <a href="http://www.montelvini.it/" target="_blank">Montelvini </a>e Chiara Stival &#8211; <a href="www.moletto.com/" target="_blank">Il Moletto</a>) della prima edizione del <a href="http://www.mib.edu/wine" target="_blank">Master in Wine Business </a>che dirigo al MIB.</p>
<p><span id="more-174"></span>Durante le lezioni abbiamo sempre cercato di allargare le vedute dei partecipanti, facendoli uscire dal solo mondo del vino, spesso autoreferenziale. Fino a parlare della c.d. &#8220;Blue Ocean Strategy&#8221; (ossia cercare di immaginarsi un prodotto/mercato nuovo per uscire da quello ormai popolato dagli squali). Ma questa volta mi sa che ci hanno preso veramente in parola!! <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<h3>l&#8217;idea</h3>
<h1>Spunta lo spritz alla spina pronti brevetto e marchio</h1>
<h2>Viene spillato già miscelato per velocizzare la preparazione. Sarà venduto a fusti. Puristi in rivolta: rito rovinato</h2>
<p><strong>TREVISO</strong> – In tedesco, il verbo «spritzen» signi­fica «spruzzare». Leggenda vuole che lo spritz sia nato proprio durante la dominazione Asburgica, da questa comunanza di suoni. Originariamente, era un «bianco macchiato». Da qualche anno, i pro­fessionisti del marketing vogliono far passare la re­gola del «sei centilitri di prosecco, quattro di Ape­rol o Campari, seltz o soda, ghiaccio e arancia». E adesso arriva pure la rivoluzione, firmata da Mon­telvini e Moletto: lo spritz sarà venduto in fusto. E sarà così servito alla spina. Per far prima, però, si rischia di cancellare il rito che personalizza l’aperi­tivo in ogni bar. «Non si deve tradire la tradizio­ne » sibila Enrico Breda, web master di Spritz.it, la community padovana degli amanti dell’aperitivo.</p>
<p><strong>Per esser sicuri di non patire il furto dell’idea</strong>, Montelvini, cantina del prosecco di Venegazzù, nel Trevigiano, e la Moletto, cantina di Motta di Livenza, hanno deciso di registrare il marchio. «SpritzOne», questo il nome della bevanda, rac­chiusa per la prima volta dentro i fusti. La mano­vra di business e la comunicazione è congiunta. La spiegano Alberto Serena, vicepresidente di Montel­vini, e Mauro Stival, amministratore delegato del­la cantina Moletto. «Abbiamo unito la qualità del prodotto e la rete commerciale. I clienti sono entu­siasti. Il nostro spritz alla spina ha sette gradi. Vie­ne spillato già miscelato. Gli esercenti devono so­lo aggiungere ghiaccio e le guarnizioni, così si ri­sparmia tempo».</p>
<p><strong></strong>. Non bastava lo «Spritzer», la latti­na di acqua e vino bianco. Non era sufficiente la bottiglia che si compra oggi nei centri commercia­li, lo «Spritzettino». Quando un marchio tira, il marketing è in agguato. La lattina di prosecco di Paris Hilton è un caso emblematico. E lo spritz, da alcuni anni a questa parte, ha decisamente supera­to i confini regionali. Basti citare il «Cin Cin Sprit­zeria », locale di tendenza gestito da un vicentino a Barcellona, in Spagna. Chissà cosa ne penserebbe­ro i soldati austriaci – e questa è un’altra delle leg­gende dello spritz – che in Veneto non riuscivano a bere il vino, troppo alcolico. E chiedevano di di­luirlo con l’acqua. Poi, a forza di brindisi, lo «spri­tz », «spriss» o «sprissetto» che dir si voglia è di­ventato un rito. Un appuntamento ineluttabile do­po il lavoro, con due patatine e qualche amico. Oli­va, arancia o limone. Ghiaccio. Noccioline, cicchet­ti. L’apoteosi in questo senso è Piazza delle Erbe, a Padova, dove centinaia di universitari ogni sera, ma in particolare di mercoledì, si ritrovano per brindare.</p>
<tbody></tbody>
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<td> </td>
<p> </p>
<p> Il fusto da spina già pronto per i bar (archivio)È accaduto anche questo, dunque. Lo spritz sarà servito dai fusti</p>
<p><strong>Ma come ogni tradizione che si rispetti, ci sono anche i puristi</strong>. Uno di loro è Enrico Breda, 32 an­ni, ingegnere e fondatore, nove anni fa, della com­munity di Spritz.it. On line, si sono registrati quasi cinquantamila utenti. Nel sito della Aperol, che sponsorizza la community padovana, c’è il suo link come sito ufficiale della bevanda. Breda non accetta la rivoluzione del fusto. «La tradizione pre­vede che lo spritz vada fatto al momento», dice. «Ogni baretto ha la sua filosofia. C’è chi usa il cam­pari, chi il gin, chi prosecco frizzante, chi vino bianco fermo. Già non mi piacciono quei locali che preparano i bicchieri già pieni prima dell’arri­vo dei clienti, figurarsi le bottiglie o i fusti di spri­tz ». Linea che peraltro è condivisa dalla strategia di marketing dell’Aperol, che nello spot che ha re­so lo spritz fenomeno di culto in mezza Italia mo­stra tutta l’allegria che si sprigiona mentre il bari­sta prepara la magica bevanda. Se fosse stato spilla­to, come avrebbe reagito quella ragazza rossa sul­l’auto?</p>
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		<title>Effetti della crisi (2)</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/07/06/effetti-della-crisi-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 19:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
		<category><![CDATA[consumatori]]></category>
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		<description><![CDATA[I giorni passano e le chiacchiere si sprecano.
Scontistiche tipo &#8220;10+10&#8243;, &#8220;7+5+3&#8243; e simili (neanche parlassimo di schemi delle squadre di calcio) sono ormai praticate da molte aziende.

Le aziende sono libere di praticare le scelte commerciali che ritengono migliori e più azzeccate per la loro realtà. A posteriori, però, bisogna chiedersi se la strategia (o la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=170&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>I giorni passano e le chiacchiere si sprecano.<br />
Scontistiche tipo &#8220;10+10&#8243;, &#8220;7+5+3&#8243; e simili (neanche parlassimo di schemi delle squadre di calcio) sono ormai praticate da molte aziende.</p>
<p><span id="more-170"></span><br />
Le aziende sono libere di praticare le scelte commerciali che ritengono migliori e più azzeccate per la loro realtà. A posteriori, però, bisogna chiedersi se la strategia (o la tattica?) della presenza commerciale avrà la meglio su quella del brand management.</p>
<p>Nel secondo caso, costi quello che costi, un&#8217;azienda non va a praticare scontistiche esagerate, ricercando più l&#8217;esclusività della presenza a tappeto. Sarà la costanza qualitativa, l&#8217;affidabilità del prodotto e della gestione commerciale a mantenere alto il valore del marchio. Questo risulterà lo strumento vincente per superare anche i momenti di crisi, magari attraverso la ricerca di nuovi mercati ove il prodotto troverà uno sbocco che consenta di non ridurre troppo la marginalità.</p>
<p>Nel primo caso, invece, l&#8217;azienda invade il mercato con i suoi prodotti al prezzo più basso praticabile, il mercato (si spera) li apprezza poi, in futuro, (si spera) li riacquisterà. E&#8217; una scelta aggressiva che, a mio parere, ha più possibilità di successo in un mercato piccolo o in cui i player sono pochi. Nel caso del vino, invece, c&#8217;è il rischio di fare la fine del piazzista che vende in quanto fa l&#8217;offerta &#8220;irrinunciabile&#8221; ma poi, in fase di riacquisto, viene sostituito da un&#8217;altro piazzista di turno. Ossia, tale politica può avere effetto positivo per un&#8217;anno, ma poi l&#8217;azienda non può, se non dopo lunghi sacrifici, ritornare ai livelli precedenti.</p>
<p>Per creare un marchio ci vogliono anni, ma per distruggerlo o, perlomeno, svilirlo, bastano pochi istanti. E questo, purtroppo, molte aziende vinicole ancora non lo capiscono&#8230;</p>
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		<title>Effetti della crisi</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/06/13/effetti-della-crisi/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 20:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[wine bar]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche giorno sto osservando le lavagne ove sono pubblicizzati i vini serviti al calice in bar, enoteche e locali.
Un anno fa, almeno dalle mie parti, trovare un vino bianco a meno di 3€ al bicchiere era diventata un&#8217;impresa.
Oggi la fascia più rappresentata è quella dei 2€, con punte anche di 1,50€ (anche in locali [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=167&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Da qualche giorno sto osservando le lavagne ove sono pubblicizzati i vini serviti al calice in bar, enoteche e locali.<br />
Un anno fa, almeno dalle mie parti, trovare un vino bianco a meno di 3€ al bicchiere era diventata un&#8217;impresa.<br />
Oggi la fascia più rappresentata è quella dei 2€, con punte anche di 1,50€ (anche in locali prestigiosi).<br />
Che sia un effetto della crisi? Che sia la conferma delle grandi &#8220;svendite&#8221; che molte aziende stanno facendo in questi mesi per svuotare i magazzini delle cantine dei prodotti rimasti invenduti?<br />
Si sente parlare, in Friuli, di Pinot Grigio che nella prossima vendemmia sarà trattato a 0,35€/kg. Fino all&#8217;anno scorso era l&#8217;uva più ricercata e pagata.<br />
Dobbiamo prepararci al peggio? Mala tempora currunt?</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Come si determina il costo di un vino</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/05/26/come-si-determina-il-costo-di-un-vino/</link>
		<comments>http://winebusiness.wordpress.com/2009/05/26/come-si-determina-il-costo-di-un-vino/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 May 2009 09:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing & Strategy]]></category>

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		<description><![CDATA[Stavo leggendo un post su The Wine Blog relativo a come si determina il prezzo del vino. Avevo iniziato a scrivere una mia considerazione ma poi, visto che il testo stava diventando lungo, ho preferito farne un articolo per questo blog.

L’Azienda Duemani (di proprietà dell&#8217;enologo Luca d&#8217;Attoma), nel suo interessante post racconta quali dinamiche incidono sul costo dei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=165&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Stavo leggendo <a href="http://www.wineblog.it/?p=566#more-566" target="_blank">un post su The Wine Blog</a> relativo a come si determina il prezzo del vino. Avevo iniziato a scrivere una mia considerazione ma poi, visto che il testo stava diventando lungo, ho preferito farne un articolo per questo blog.</p>
<p><span id="more-165"></span></p>
<p><a href="http://www.duemani.eu/" target="_blank">L’Azienda Duemani</a> (di proprietà dell&#8217;enologo Luca d&#8217;Attoma), nel suo interessante post racconta quali dinamiche incidono sul costo dei propri prodotti, in base alla loro esperienza, basata su una viticoltura biodinamica.</p>
<p>Se loro iniziano col fare &#8220;una distinzione tra i vini dei grandi marchi industriali e quelli delle piccole/medie aziende agricole&#8221;, ove&#8221; i numerosi costi fissi devono per forza di cose ricadere su un minor numero di bottiglie&#8221;, dal mio punto di vista, bisogna anche dividere tra un&#8217;azienda esistente ed una creata ex-novo.</p>
<p>Nel primo caso, il peso della tradizione e della storia aziendale può essere rilevante e, al caso, si deve parlare più di costi per la riconversione che di start-up, spesso non dovendo considerare l&#8217;acquisto del vigneto o la costruzione della cantina.</p>
<p>Nel secondo caso, invece, potendo partire da zero, sarebbe addirittura possibile fare una vera e propria simulazione per vitigno, scegliendo quello più adatto non solo da un punto di vista agronomico, ma anche di obiettivo enologico e di mercato.</p>
<p>Assumiamo che, a parità di condizioni di suolo, pedologiche, climatiche, uno possa piantare (ammesso che faccia queste considerazioni) più di una varietà d&#8217;uva (dipende anche dai disciplinari, se esistenti e se si vogliono seguire).</p>
<p>Se si ragiona in ottica manageriale, si dovrebbe scegliere quella che prospetta, in un periodo temporale congruo (che, in viticoltura, è più lungo a causa del tempo che passa tra l&#8217;impianto e l&#8217;effettiva produzione, come ben descritto nel post sopra) come più profittevole. Questo è quanto fanno, ad es., molte aziende del Nuovo Mondo, ove la scelta della varietà è influenzata anche da scelte finanziarie e di marketing, intese come conoscenza del mercato e previsione dei trend di consumo futuri.</p>
<p>Fare vino &#8220;orientato al marketing&#8221; non significa, infatti, lasciare più zucchero residuo o usare i chips, bensì conoscere i consumatori e i loro bisogni, cercando di intercettarli con quanto la Natura ci mette a disposizione (non possiamo soddisfare tutti e dobbiamo segmentare, trovando una nicchia per i nostri vini).</p>
<p>A questo punto si pone il problema dell&#8217;obiettivo enologico: quanto produco? Con che stile? E ciò non deve essere slegato da quello di mercato: a che canale mi rivolgo? Quanto deve costare il mio vino?</p>
<p>Per definire un prezzo si può partire da un margine che si vuole riservare come remunerativo dell&#8217;attività imprenditoriale e, a cascata, arrivare al prezzo della bottiglia (approccio top-down). O, al contrario, si stimano i costi di produzione, quelli commerciali e di marketing, le tasse, gli ammortamenti, si applica il mio mark-up e si arriva ad un prezzo (approccio bottom-up).</p>
<p>Molto spesso, nelle nostre aziende vinicole, la scelta è irrazionale, lasciata più ad una sensibilità che ad una programmazione. Prima si impianta il vigneto (ma il discorso vale anche nel caso di un acquisto o di una riconversione), con l&#8217;ottica dell&#8217;oggi (oggi mi chiedono Sauvignon, oggi si vende vino rosso&#8230;) e non in previsione del domani. E&#8217; chiaro che in alcune zone vi sono vincoli forti (spesso necessari) che condizionano le scelte (non avrebbe senso, ad es., espiantare Nebbiolo nelle migliori esposizioni delle Langhe o, viceversa, raddoppiarne la produzione grazie alla conversione di zone non vocate). Ma in buona parte dei nostri territori vinicoli le Aziende hanno la possibilità di guadagnare in efficienza anche attraverso una corretta gestione manageriale che parte da questo tipo di scelte ed è in funzione della visione strategica.</p>
<p>Il Marketing e, soprattutto, le Vendite, possono poi esserne solo una diretta conseguenza <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/winebusiness.wordpress.com/165/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/winebusiness.wordpress.com/165/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/winebusiness.wordpress.com/165/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/winebusiness.wordpress.com/165/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/winebusiness.wordpress.com/165/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/winebusiness.wordpress.com/165/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/winebusiness.wordpress.com/165/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/winebusiness.wordpress.com/165/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/winebusiness.wordpress.com/165/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/winebusiness.wordpress.com/165/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=165&subd=winebusiness&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Greetings from London (International Wine Fair)</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/05/22/greetings-from-london-international-wine-fair/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 20:06:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing & Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>
		<category><![CDATA[UK]]></category>

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		<description><![CDATA[Di ritorno da Londra e in partenza per Bordeaux dove, anche quest&#8217;anno, accompagnerò degli studenti dell&#8217;Executive MBA in uno study tour che comprende una visita a Château Margaux (ove ci attende il direttore, Paul Pontallier), pubblico un commento veloce sulla recente International Wine Fair, supportato da alcune foto.

La prima impressione, rispetto al 2008, è che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=151&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Di ritorno da Londra e in partenza per Bordeaux dove, anche quest&#8217;anno, accompagnerò degli studenti dell&#8217;<a href="http://www.emba.it" target="_blank">Executive MBA </a>in uno study tour che comprende una visita a <a href="http://www.chateau-margaux.com/" target="_blank">Château Margaux </a>(ove ci attende il direttore, Paul Pontallier), pubblico un commento veloce sulla recente <a href="http://www.londonwinefair.com/" target="_blank">International Wine Fair</a>, supportato da alcune foto.</p>
<p><span id="more-151"></span></p>
<p>La prima impressione, rispetto al 2008, è che la crisi si sente, eccome! Quest&#8217;anno il padiglione aveva ampi spazi vuoti (mi dicono il 20% di espositori in meno).</p>
<div id="attachment_152" class="wp-caption alignnone" style="width: 520px"><img class="size-full wp-image-152" title="LIWF09" src="http://winebusiness.files.wordpress.com/2009/05/liwf09.jpg?w=510&#038;h=382" alt="LIWF09" width="510" height="382" /><p class="wp-caption-text">LIWF09</p></div>
<p>Per il Friuli Venezia Giulia le cose sono andate bene, c&#8217;era interesse e si sono sviluppati numerosi contatti, anche durante il seminario sul Friulano ed i vini &#8220;regionali&#8221; cui ho partecipato come relatore e che ha visti coinvolti Richard Halstead di <a href="http://www.wineintelligence.co.uk" target="_blank">Wine Intelligence,</a> Sarah Jane Evans MW (che ha condotto la degustazione finale) e Michelangelo Boem di Turismo FVG.</p>
<div class="mceTemp">
<div class="mceTemp">
<div id="attachment_160" class="wp-caption alignnone" style="width: 520px"><img class="size-full wp-image-160" title="liwf09-seminar" src="http://winebusiness.files.wordpress.com/2009/05/liwf09-seminar3.jpg?w=510&#038;h=382" alt="liwf09-seminar" width="510" height="382" /><p class="wp-caption-text">liwf09-seminar</p></div>
</div>
</div>
<p>I contenitori alternativi confermano di aver trovato terreno fertile. Non solo bag-in-box o PET ma anche la lattina, con stand ad essa dedicati. Sul contenuto non mi pronuncio, si trattava di vino aromatizzato alla fragola e ad altra frutta&#8230;</p>
<div id="attachment_154" class="wp-caption alignnone" style="width: 520px"><img class="size-full wp-image-154" title="wine in can" src="http://winebusiness.files.wordpress.com/2009/05/wine-in-can.jpg?w=510&#038;h=382" alt="LOWF: wine in can" width="510" height="382" /><p class="wp-caption-text">LIWF: wine in can</p></div>
<p>Ho avuto l&#8217;occasione di assaggiare anche il vino (ma si può chiamare così???) ottenuto dalla fermentazione non dell&#8217;uva ma dei <a href="http://www.luxist.com/2006/09/13/israel-creates-first-pomegranate-wine/" target="_blank">melograni</a>. Considerato che ho tre piante nel giardino di casa, ne ero incuriosito&#8230; Viene prodotto da un&#8217;azienda israeliana (<a href="http://www.rimonwinery.com/" target="_blank">Rimon Winery</a>) in tre versioni: secca (che ricorda molto il frutto primario, dolce (più simile ad un recioto di amarone) e fortificata o &#8220;Porto-style&#8221;, come scrivono loro (la migliore di tutte, forse in grado di mettere alla prova qualche degustatore). I risultati non sono malvagi, anzi (soprattutto nelle versioni non secche)!</p>
<div id="attachment_161" class="wp-caption alignnone" style="width: 520px"><img class="size-full wp-image-161" title="pomegranade wines" src="http://winebusiness.files.wordpress.com/2009/05/pomegranade-wines.jpg?w=510&#038;h=382" alt="Vini da melograno" width="510" height="382" /><p class="wp-caption-text">Vini da melograno</p></div>
<p>Tra i vini tradizionali, invece, nel poco tempo libero a disposizione mi sono concentrato su alcuni prodotti che difficilmente si trovano sulle nostre tavole, ossia Pinot Nero provenienti dalla Nuova Zelanda e Oregon. Alcuni di reale interesse, non solo in Central Otago (spesso più &#8220;piacioni&#8221; di quelli europei) ma soprattutto della <a href="http://www.willamettewines.com/" target="_blank">Willamette Valley </a>(una delle migliori, sebbene non ancora popolari, <a href="http://www.oregonwinepress.com/index.php?pr=0509_20_Guest" target="_blank">AVA statunitensi</a>). In particolare ho apprezzato i vini di <a href="http://www.thefourgraces.com/" target="_blank">The Four Graces </a>e, soprattutto, <a href="http://www.adelsheim.com/index.jsp" target="_blank">Adelsheim Vineyards</a> (anche per la simpatia e la cordialità di Mr.David Adelsheim, grande conoscitore, tra l&#8217;altro, dei vini friulani).</p>
<p>Per l&#8217;anno prossimo si prospetta un&#8217;ulteriore calo di partecipazione (come espositori) alla fiera. Certo, se Londra e l&#8217;UK sono due mercati ben distinti, con la capitale che vede concentrarsi la maggior parte dei vini di pregio ed il resto della nazione più orientata ai c.d. &#8220;3 bottles for 10 pounds&#8221; (oggi principale forma di promozione ed acquisto), vista la recente crisi finanziaria che ha investito soprattutto la City, vien da chiedersi se il principale mercato europeo a valore, quello che veniva da alcuni anni sbandierato come il punto di arrivo dei vini di fascia Premium, avrà ancora tutto questo appeal o se, invece, dovrà almeno per un po&#8217; ridimensionarsi (come emerge da <a href="http://www.decanter.com/news/news.php?id=282599" target="_blank">un sondaggio pubblicato da Decanter</a>). Io credo che qualche &#8220;cadavere&#8221; si vedrà passare (come sta già avvenendo, con la chiusura di alcuni operatori, quali <a href="http://www.decanter.com/news/279210.html" target="_blank">Paragon Vintners</a>), ma i fondamentali di questo mercato e, soprattutto, l&#8217;interesse del pubblico inglese per il buon vino sembrano ben solidi.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/winebusiness.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/winebusiness.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/winebusiness.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/winebusiness.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/winebusiness.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/winebusiness.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/winebusiness.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/winebusiness.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/winebusiness.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/winebusiness.wordpress.com/151/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=151&subd=winebusiness&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">liwf09-seminar</media:title>
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			<media:title type="html">wine in can</media:title>
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			<media:title type="html">pomegranade wines</media:title>
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	</item>
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		<title>London&#8217;s calling</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/05/07/londons-calling/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 20:22:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[LIWF]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo FVG]]></category>
		<category><![CDATA[wine intelligence]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno sarò a Londra per l&#8217;International Wine Fair, la maggiore fiera vinicola anglosassone, presso lo stand U40 curato dall&#8217;Agenzia  Turismo FVG (assieme a tutti i Consorzi DOC del Friuli Venezia Giulia).
Martedì 12, in particolare, introdurrò il seminario &#8220;How wine regions can carve out space in the cluttered minds of 21st century consumers&#8221; ove interverranno, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=147&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Anche quest&#8217;anno sarò a Londra per l&#8217;International Wine Fair, la maggiore fiera vinicola anglosassone, presso lo stand U40 curato dall&#8217;Agenzia  <a href="http://www.turismofvg.it" target="_self">Turismo FVG</a> (assieme a tutti i Consorzi DOC del Friuli Venezia Giulia).</p>
<p>Martedì 12, in particolare, introdurrò il seminario &#8220;How wine regions can carve out space in the cluttered minds of 21st century consumers&#8221; ove interverranno, come relatori, Richard Halstead di <a href="http://www.wineintelligence.co.uk" target="_self">Wine Intelligence </a> e Sarah Jane Evans MW (che curerà poi, in conclusione, una degustazione di Friulano, ormai definito nome del Tocai). L&#8217;appuntamento è  nella South Gallery Room 27 per Martedì 12 Maggio alle 11.30am.</p>
<p>Prossimamente cercherò di postare alcune impressioni sulla fiera, in particolare su questo momento di transizione per il settore vinicolo internazionale.</p>
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		<title>Vino e territorio</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/04/17/vino-e-territorio/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2009 18:36:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing & Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Wine tourism]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
		<category><![CDATA[origine]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendendo spunto da un post di Lizzy Tosi su Facebook, faccio una breve riflessione: è il territorio che vende il vino o è il vino che vende il territorio?
Secondo Larry Lockshin ed altri, l&#8217;origine di un vino fa parte delle caratteristiche estrinseche del prodotto (assieme al brand, al packaging,&#8230;). Ogni attributo del prodotto assume una diversa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=141&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Prendendo spunto da un post di <a href="http://www.tigulliovino.it/vinopigro/index.html" target="_blank">Lizzy Tosi </a>su Facebook, faccio una breve riflessione: è il territorio che vende il vino o è il vino che vende il territorio?</p>
<p>Secondo Larry Lockshin ed altri, l&#8217;origine di un vino fa parte delle caratteristiche estrinseche del prodotto (assieme al brand, al packaging,&#8230;). Ogni attributo del prodotto assume una diversa importanza, a seconda del consumatore, nel processo di scelta e di acquisto.</p>
<p>Dobbiamo quindi chiederci: quand&#8217;è che il territorio (e quindi il turismo che lo fa conoscere) diventa rilevante nella scelta?</p>
<p>Se, da un lato, un vino ha bisogno di un territorio per essere venduto, allora meglio investire sul turismo che sulla promozione del vino tout court. Territorio = soggetto; Vino = complemento.</p>
<p>Se invece è il vino a vendere un territorio, serve che il vino abbia un&#8217;identità ben definita, che incuriosisca chi lo degusta a tal punto da voler intraprendere un viaggio alla scoperta dell&#8217;origine.</p>
<p>Ma è anche vero che più si specifica un territorio (fino al concetto di vigna o cru) e più ci si rivolge ad un pubblico ristretto, di appassionati. Alcuni studi dimostrano che tanto più è piccola la zona di origine di un prodotto (ad es. alimentare) e tanto maggiore sarà l&#8217;aspettativa di qualità e, quindi, anche di prezzo.</p>
<p>Se un prodotto, così, entra nell&#8217;immaginario, crea interesse, coinvolgimento, assume valori simbolici e li fa assumere a chi lo acquista o lo consuma, fino ad arrivare ad un valore edonistico ed emozionale.</p>
<p>Forse non c&#8217;è una dimensione territoriale minima o massima. Spesso, anzi, è più il Paese d&#8217;origine a vendere e non il territorio di produzione. Il Paese (o, in alcuni casi, la Regione, tipo Bordeaux o Champagne) generalmente funge da garanzia, minimizzando il &#8220;rischio&#8221; nella scelta. Più il consumatore è informato e più cerca di andare in profondità e scoprire la relazione tra il prodotto e il suo ambiente.</p>
<p>Ma la combinazione migliore si ottiene quando prodotto (e azienda) e luogo di origine vanno a braccetto. Se infatti, come è stato dimostrato dai ricercatori, il luogo di origine contribuisce alla creazione di autenticità, di immagine e di lealtà nei confronti di un marchio, la Regione di origine è un potente strumento per creare un marchio con un vantaggio competitivo sostenibile ed un valore aggiunto che garantisce e giustifica un prezzo più alto.</p>
<p>Ma, appunto, funziona quando il vino ha già un&#8217;immagine ed un appeal presso il consumatore. Non conosco esempi di successo quando la relazione è inversa. In tal caso, si può &#8220;vendere&#8221; vino, sfruttando altri driver, ma tale vino non raggiungerà mai una notorietà, soprattutto di marchio, che lo difenderà dalla concorrenza e lo farà uscire dalla sua &#8220;località&#8221;.</p>
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		<title>Vinitaly: invito ai naviganti</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/03/27/vinitaly-invito-ai-naviganti/</link>
		<comments>http://winebusiness.wordpress.com/2009/03/27/vinitaly-invito-ai-naviganti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 12:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Wine tasting]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Vinitaly 2009 è alle porte. Io sarò presente allo stand istituzionale del Friuli Venezia Giulia, al padiglione 6.
Sabato 4 aprile alle 14.30, nella saletta degustazioni del Friuli (Pad 6 stand C6-D6), presenteremo i 6 più rappresentativi Pinot Grigio della DOC Isonzo,  presentati e commentati dalla bravissima Aurora Endrici:

Dessimis 2006 Vie di Romans
Gris 2007 Lis [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=137&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il Vinitaly 2009 è alle porte. Io sarò presente allo stand istituzionale del Friuli Venezia Giulia, al padiglione 6.</p>
<p>Sabato 4 aprile alle 14.30, nella saletta degustazioni del Friuli (Pad 6 stand C6-D6), presenteremo i 6 più rappresentativi Pinot Grigio della DOC Isonzo,  presentati e commentati dalla bravissima Aurora Endrici:</p>
<ul>
<li>Dessimis 2006 Vie di Romans</li>
<li>Gris 2007 Lis Neris</li>
<li>2007 Borgo San Daniele</li>
<li>2007 Mauro Drius</li>
<li>2007 Masùt da Rive</li>
<li>Sot lis Rivis 2007 Ronco del Gelso</li>
</ul>
<p>Come ho già avuto occasione di scrivere, il Pinot Grigio sta diventando sempre più una commodity, un prodotto indifferenziato senza un particolare legame territoriale. Ed è proprio qui che il nostro <a href="http://www,vinidocisonzo.it" target="_blank">Consorzio DOC </a>vuole lavorare, per affermare come, invece,  il vitigno abbia trovato nella nostra zona un luogo d&#8217;elezione.</p>
<p>Siete quindi tutti invitati a partecipare alla degustazione (riservata ad operatori del settore). Per prenotarsi è necessario scrivere una e-mail a <a href="mailto:enogast@turismo.fvg.it">enogast@turismo.fvg.it</a> oppure recarsi direttamente alla reception di Turismo FVG durante il Vinitaly!</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/winebusiness.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/winebusiness.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/winebusiness.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/winebusiness.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/winebusiness.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/winebusiness.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/winebusiness.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/winebusiness.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/winebusiness.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/winebusiness.wordpress.com/137/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=137&subd=winebusiness&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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