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	<title>Wine Business</title>
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	<description>Pierpaolo Penco&#039;s weblog about wine industry, marketing, strategy, management, tourism and... fine wine</description>
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		<title>Wine Business</title>
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		<title>Il mio Master per uno&#8230; Spritz! ;-)</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 15:11:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[master in wine business]]></category>
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		<description><![CDATA[Riporto un articolo di Mauro Pigozzo pubblicato sul Corriere.it (riprendendo un articolo dell&#8217;inserto Veneto). Riguarda un&#8217;iniziativa, che qualcuno vedrà come provocatoria ma alla quale io auguro grande successo, portata avanti dalle aziende di due studenti (Alberto Serena &#8211; Montelvini e Chiara Stival &#8211; Il Moletto) della prima edizione del Master in Wine Business che dirigo al MIB.
Durante [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=174&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Riporto un articolo di Mauro Pigozzo <a title="Copyright RCS/Corriere.it" href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2009/9-luglio-2009/spunta-spritz-spina-pronti-brevetto-marchio--1601550459065.shtml" target="_blank">pubblicato sul Corriere.it </a>(riprendendo un articolo dell&#8217;inserto Veneto). Riguarda un&#8217;iniziativa, che qualcuno vedrà come provocatoria ma alla quale io auguro grande successo, portata avanti dalle aziende di due studenti (Alberto Serena &#8211; <a href="http://www.montelvini.it/" target="_blank">Montelvini </a>e Chiara Stival &#8211; <a href="www.moletto.com/" target="_blank">Il Moletto</a>) della prima edizione del <a href="http://www.mib.edu/wine" target="_blank">Master in Wine Business </a>che dirigo al MIB.</p>
<p><span id="more-174"></span>Durante le lezioni abbiamo sempre cercato di allargare le vedute dei partecipanti, facendoli uscire dal solo mondo del vino, spesso autoreferenziale. Fino a parlare della c.d. &#8220;Blue Ocean Strategy&#8221; (ossia cercare di immaginarsi un prodotto/mercato nuovo per uscire da quello ormai popolato dagli squali). Ma questa volta mi sa che ci hanno preso veramente in parola!! <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/face-wink.png' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<h3>l&#8217;idea</h3>
<h1>Spunta lo spritz alla spina pronti brevetto e marchio</h1>
<h2>Viene spillato già miscelato per velocizzare la preparazione. Sarà venduto a fusti. Puristi in rivolta: rito rovinato</h2>
<p><strong>TREVISO</strong> – In tedesco, il verbo «spritzen» signi­fica «spruzzare». Leggenda vuole che lo spritz sia nato proprio durante la dominazione Asburgica, da questa comunanza di suoni. Originariamente, era un «bianco macchiato». Da qualche anno, i pro­fessionisti del marketing vogliono far passare la re­gola del «sei centilitri di prosecco, quattro di Ape­rol o Campari, seltz o soda, ghiaccio e arancia». E adesso arriva pure la rivoluzione, firmata da Mon­telvini e Moletto: lo spritz sarà venduto in fusto. E sarà così servito alla spina. Per far prima, però, si rischia di cancellare il rito che personalizza l’aperi­tivo in ogni bar. «Non si deve tradire la tradizio­ne » sibila Enrico Breda, web master di Spritz.it, la community padovana degli amanti dell’aperitivo.</p>
<p><strong>Per esser sicuri di non patire il furto dell’idea</strong>, Montelvini, cantina del prosecco di Venegazzù, nel Trevigiano, e la Moletto, cantina di Motta di Livenza, hanno deciso di registrare il marchio. «SpritzOne», questo il nome della bevanda, rac­chiusa per la prima volta dentro i fusti. La mano­vra di business e la comunicazione è congiunta. La spiegano Alberto Serena, vicepresidente di Montel­vini, e Mauro Stival, amministratore delegato del­la cantina Moletto. «Abbiamo unito la qualità del prodotto e la rete commerciale. I clienti sono entu­siasti. Il nostro spritz alla spina ha sette gradi. Vie­ne spillato già miscelato. Gli esercenti devono so­lo aggiungere ghiaccio e le guarnizioni, così si ri­sparmia tempo».</p>
<p><strong></strong>. Non bastava lo «Spritzer», la latti­na di acqua e vino bianco. Non era sufficiente la bottiglia che si compra oggi nei centri commercia­li, lo «Spritzettino». Quando un marchio tira, il marketing è in agguato. La lattina di prosecco di Paris Hilton è un caso emblematico. E lo spritz, da alcuni anni a questa parte, ha decisamente supera­to i confini regionali. Basti citare il «Cin Cin Sprit­zeria », locale di tendenza gestito da un vicentino a Barcellona, in Spagna. Chissà cosa ne penserebbe­ro i soldati austriaci – e questa è un’altra delle leg­gende dello spritz – che in Veneto non riuscivano a bere il vino, troppo alcolico. E chiedevano di di­luirlo con l’acqua. Poi, a forza di brindisi, lo «spri­tz », «spriss» o «sprissetto» che dir si voglia è di­ventato un rito. Un appuntamento ineluttabile do­po il lavoro, con due patatine e qualche amico. Oli­va, arancia o limone. Ghiaccio. Noccioline, cicchet­ti. L’apoteosi in questo senso è Piazza delle Erbe, a Padova, dove centinaia di universitari ogni sera, ma in particolare di mercoledì, si ritrovano per brindare.</p>
<tbody></tbody>
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<p>  </p>
<td> </td>
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<p> Il fusto da spina già pronto per i bar (archivio)È accaduto anche questo, dunque. Lo spritz sarà servito dai fusti</p>
<p><strong>Ma come ogni tradizione che si rispetti, ci sono anche i puristi</strong>. Uno di loro è Enrico Breda, 32 an­ni, ingegnere e fondatore, nove anni fa, della com­munity di Spritz.it. On line, si sono registrati quasi cinquantamila utenti. Nel sito della Aperol, che sponsorizza la community padovana, c’è il suo link come sito ufficiale della bevanda. Breda non accetta la rivoluzione del fusto. «La tradizione pre­vede che lo spritz vada fatto al momento», dice. «Ogni baretto ha la sua filosofia. C’è chi usa il cam­pari, chi il gin, chi prosecco frizzante, chi vino bianco fermo. Già non mi piacciono quei locali che preparano i bicchieri già pieni prima dell’arri­vo dei clienti, figurarsi le bottiglie o i fusti di spri­tz ». Linea che peraltro è condivisa dalla strategia di marketing dell’Aperol, che nello spot che ha re­so lo spritz fenomeno di culto in mezza Italia mo­stra tutta l’allegria che si sprigiona mentre il bari­sta prepara la magica bevanda. Se fosse stato spilla­to, come avrebbe reagito quella ragazza rossa sul­l’auto?</p>
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		<title>Effetti della crisi (2)</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/07/06/effetti-della-crisi-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 19:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
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		<description><![CDATA[I giorni passano e le chiacchiere si sprecano.
Scontistiche tipo &#8220;10+10&#8243;, &#8220;7+5+3&#8243; e simili (neanche parlassimo di schemi delle squadre di calcio) sono ormai praticate da molte aziende.

Le aziende sono libere di praticare le scelte commerciali che ritengono migliori e più azzeccate per la loro realtà. A posteriori, però, bisogna chiedersi se la strategia (o la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=170&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>I giorni passano e le chiacchiere si sprecano.<br />
Scontistiche tipo &#8220;10+10&#8243;, &#8220;7+5+3&#8243; e simili (neanche parlassimo di schemi delle squadre di calcio) sono ormai praticate da molte aziende.</p>
<p><span id="more-170"></span><br />
Le aziende sono libere di praticare le scelte commerciali che ritengono migliori e più azzeccate per la loro realtà. A posteriori, però, bisogna chiedersi se la strategia (o la tattica?) della presenza commerciale avrà la meglio su quella del brand management.</p>
<p>Nel secondo caso, costi quello che costi, un&#8217;azienda non va a praticare scontistiche esagerate, ricercando più l&#8217;esclusività della presenza a tappeto. Sarà la costanza qualitativa, l&#8217;affidabilità del prodotto e della gestione commerciale a mantenere alto il valore del marchio. Questo risulterà lo strumento vincente per superare anche i momenti di crisi, magari attraverso la ricerca di nuovi mercati ove il prodotto troverà uno sbocco che consenta di non ridurre troppo la marginalità.</p>
<p>Nel primo caso, invece, l&#8217;azienda invade il mercato con i suoi prodotti al prezzo più basso praticabile, il mercato (si spera) li apprezza poi, in futuro, (si spera) li riacquisterà. E&#8217; una scelta aggressiva che, a mio parere, ha più possibilità di successo in un mercato piccolo o in cui i player sono pochi. Nel caso del vino, invece, c&#8217;è il rischio di fare la fine del piazzista che vende in quanto fa l&#8217;offerta &#8220;irrinunciabile&#8221; ma poi, in fase di riacquisto, viene sostituito da un&#8217;altro piazzista di turno. Ossia, tale politica può avere effetto positivo per un&#8217;anno, ma poi l&#8217;azienda non può, se non dopo lunghi sacrifici, ritornare ai livelli precedenti.</p>
<p>Per creare un marchio ci vogliono anni, ma per distruggerlo o, perlomeno, svilirlo, bastano pochi istanti. E questo, purtroppo, molte aziende vinicole ancora non lo capiscono&#8230;</p>
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		<title>Effetti della crisi</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/06/13/effetti-della-crisi/</link>
		<comments>http://winebusiness.wordpress.com/2009/06/13/effetti-della-crisi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 20:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[wine bar]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche giorno sto osservando le lavagne ove sono pubblicizzati i vini serviti al calice in bar, enoteche e locali.
Un anno fa, almeno dalle mie parti, trovare un vino bianco a meno di 3€ al bicchiere era diventata un&#8217;impresa.
Oggi la fascia più rappresentata è quella dei 2€, con punte anche di 1,50€ (anche in locali [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=167&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Da qualche giorno sto osservando le lavagne ove sono pubblicizzati i vini serviti al calice in bar, enoteche e locali.<br />
Un anno fa, almeno dalle mie parti, trovare un vino bianco a meno di 3€ al bicchiere era diventata un&#8217;impresa.<br />
Oggi la fascia più rappresentata è quella dei 2€, con punte anche di 1,50€ (anche in locali prestigiosi).<br />
Che sia un effetto della crisi? Che sia la conferma delle grandi &#8220;svendite&#8221; che molte aziende stanno facendo in questi mesi per svuotare i magazzini delle cantine dei prodotti rimasti invenduti?<br />
Si sente parlare, in Friuli, di Pinot Grigio che nella prossima vendemmia sarà trattato a 0,35€/kg. Fino all&#8217;anno scorso era l&#8217;uva più ricercata e pagata.<br />
Dobbiamo prepararci al peggio? Mala tempora currunt?</p>
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		<title>Come si determina il costo di un vino</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/05/26/come-si-determina-il-costo-di-un-vino/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 09:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing & Strategy]]></category>

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		<description><![CDATA[Stavo leggendo un post su The Wine Blog relativo a come si determina il prezzo del vino. Avevo iniziato a scrivere una mia considerazione ma poi, visto che il testo stava diventando lungo, ho preferito farne un articolo per questo blog.

L’Azienda Duemani (di proprietà dell&#8217;enologo Luca d&#8217;Attoma), nel suo interessante post racconta quali dinamiche incidono sul costo dei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=165&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Stavo leggendo <a href="http://www.wineblog.it/?p=566#more-566" target="_blank">un post su The Wine Blog</a> relativo a come si determina il prezzo del vino. Avevo iniziato a scrivere una mia considerazione ma poi, visto che il testo stava diventando lungo, ho preferito farne un articolo per questo blog.</p>
<p><span id="more-165"></span></p>
<p><a href="http://www.duemani.eu/" target="_blank">L’Azienda Duemani</a> (di proprietà dell&#8217;enologo Luca d&#8217;Attoma), nel suo interessante post racconta quali dinamiche incidono sul costo dei propri prodotti, in base alla loro esperienza, basata su una viticoltura biodinamica.</p>
<p>Se loro iniziano col fare &#8220;una distinzione tra i vini dei grandi marchi industriali e quelli delle piccole/medie aziende agricole&#8221;, ove&#8221; i numerosi costi fissi devono per forza di cose ricadere su un minor numero di bottiglie&#8221;, dal mio punto di vista, bisogna anche dividere tra un&#8217;azienda esistente ed una creata ex-novo.</p>
<p>Nel primo caso, il peso della tradizione e della storia aziendale può essere rilevante e, al caso, si deve parlare più di costi per la riconversione che di start-up, spesso non dovendo considerare l&#8217;acquisto del vigneto o la costruzione della cantina.</p>
<p>Nel secondo caso, invece, potendo partire da zero, sarebbe addirittura possibile fare una vera e propria simulazione per vitigno, scegliendo quello più adatto non solo da un punto di vista agronomico, ma anche di obiettivo enologico e di mercato.</p>
<p>Assumiamo che, a parità di condizioni di suolo, pedologiche, climatiche, uno possa piantare (ammesso che faccia queste considerazioni) più di una varietà d&#8217;uva (dipende anche dai disciplinari, se esistenti e se si vogliono seguire).</p>
<p>Se si ragiona in ottica manageriale, si dovrebbe scegliere quella che prospetta, in un periodo temporale congruo (che, in viticoltura, è più lungo a causa del tempo che passa tra l&#8217;impianto e l&#8217;effettiva produzione, come ben descritto nel post sopra) come più profittevole. Questo è quanto fanno, ad es., molte aziende del Nuovo Mondo, ove la scelta della varietà è influenzata anche da scelte finanziarie e di marketing, intese come conoscenza del mercato e previsione dei trend di consumo futuri.</p>
<p>Fare vino &#8220;orientato al marketing&#8221; non significa, infatti, lasciare più zucchero residuo o usare i chips, bensì conoscere i consumatori e i loro bisogni, cercando di intercettarli con quanto la Natura ci mette a disposizione (non possiamo soddisfare tutti e dobbiamo segmentare, trovando una nicchia per i nostri vini).</p>
<p>A questo punto si pone il problema dell&#8217;obiettivo enologico: quanto produco? Con che stile? E ciò non deve essere slegato da quello di mercato: a che canale mi rivolgo? Quanto deve costare il mio vino?</p>
<p>Per definire un prezzo si può partire da un margine che si vuole riservare come remunerativo dell&#8217;attività imprenditoriale e, a cascata, arrivare al prezzo della bottiglia (approccio top-down). O, al contrario, si stimano i costi di produzione, quelli commerciali e di marketing, le tasse, gli ammortamenti, si applica il mio mark-up e si arriva ad un prezzo (approccio bottom-up).</p>
<p>Molto spesso, nelle nostre aziende vinicole, la scelta è irrazionale, lasciata più ad una sensibilità che ad una programmazione. Prima si impianta il vigneto (ma il discorso vale anche nel caso di un acquisto o di una riconversione), con l&#8217;ottica dell&#8217;oggi (oggi mi chiedono Sauvignon, oggi si vende vino rosso&#8230;) e non in previsione del domani. E&#8217; chiaro che in alcune zone vi sono vincoli forti (spesso necessari) che condizionano le scelte (non avrebbe senso, ad es., espiantare Nebbiolo nelle migliori esposizioni delle Langhe o, viceversa, raddoppiarne la produzione grazie alla conversione di zone non vocate). Ma in buona parte dei nostri territori vinicoli le Aziende hanno la possibilità di guadagnare in efficienza anche attraverso una corretta gestione manageriale che parte da questo tipo di scelte ed è in funzione della visione strategica.</p>
<p>Il Marketing e, soprattutto, le Vendite, possono poi esserne solo una diretta conseguenza <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/face-wink.png' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/winebusiness.wordpress.com/165/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/winebusiness.wordpress.com/165/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/winebusiness.wordpress.com/165/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/winebusiness.wordpress.com/165/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/winebusiness.wordpress.com/165/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/winebusiness.wordpress.com/165/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/winebusiness.wordpress.com/165/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/winebusiness.wordpress.com/165/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/winebusiness.wordpress.com/165/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/winebusiness.wordpress.com/165/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=165&subd=winebusiness&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Greetings from London (International Wine Fair)</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/05/22/greetings-from-london-international-wine-fair/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 20:06:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing & Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>
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		<description><![CDATA[Di ritorno da Londra e in partenza per Bordeaux dove, anche quest&#8217;anno, accompagnerò degli studenti dell&#8217;Executive MBA in uno study tour che comprende una visita a Château Margaux (ove ci attende il direttore, Paul Pontallier), pubblico un commento veloce sulla recente International Wine Fair, supportato da alcune foto.

La prima impressione, rispetto al 2008, è che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=151&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Di ritorno da Londra e in partenza per Bordeaux dove, anche quest&#8217;anno, accompagnerò degli studenti dell&#8217;<a href="http://www.emba.it" target="_blank">Executive MBA </a>in uno study tour che comprende una visita a <a href="http://www.chateau-margaux.com/" target="_blank">Château Margaux </a>(ove ci attende il direttore, Paul Pontallier), pubblico un commento veloce sulla recente <a href="http://www.londonwinefair.com/" target="_blank">International Wine Fair</a>, supportato da alcune foto.</p>
<p><span id="more-151"></span></p>
<p>La prima impressione, rispetto al 2008, è che la crisi si sente, eccome! Quest&#8217;anno il padiglione aveva ampi spazi vuoti (mi dicono il 20% di espositori in meno).</p>
<div id="attachment_152" class="wp-caption alignnone" style="width: 520px"><img class="size-full wp-image-152" title="LIWF09" src="http://winebusiness.files.wordpress.com/2009/05/liwf09.jpg?w=510&#038;h=382" alt="LIWF09" width="510" height="382" /><p class="wp-caption-text">LIWF09</p></div>
<p>Per il Friuli Venezia Giulia le cose sono andate bene, c&#8217;era interesse e si sono sviluppati numerosi contatti, anche durante il seminario sul Friulano ed i vini &#8220;regionali&#8221; cui ho partecipato come relatore e che ha visti coinvolti Richard Halstead di <a href="http://www.wineintelligence.co.uk" target="_blank">Wine Intelligence,</a> Sarah Jane Evans MW (che ha condotto la degustazione finale) e Michelangelo Boem di Turismo FVG.</p>
<div class="mceTemp">
<div class="mceTemp">
<div id="attachment_160" class="wp-caption alignnone" style="width: 520px"><img class="size-full wp-image-160" title="liwf09-seminar" src="http://winebusiness.files.wordpress.com/2009/05/liwf09-seminar3.jpg?w=510&#038;h=382" alt="liwf09-seminar" width="510" height="382" /><p class="wp-caption-text">liwf09-seminar</p></div>
</div>
</div>
<p>I contenitori alternativi confermano di aver trovato terreno fertile. Non solo bag-in-box o PET ma anche la lattina, con stand ad essa dedicati. Sul contenuto non mi pronuncio, si trattava di vino aromatizzato alla fragola e ad altra frutta&#8230;</p>
<div id="attachment_154" class="wp-caption alignnone" style="width: 520px"><img class="size-full wp-image-154" title="wine in can" src="http://winebusiness.files.wordpress.com/2009/05/wine-in-can.jpg?w=510&#038;h=382" alt="LOWF: wine in can" width="510" height="382" /><p class="wp-caption-text">LIWF: wine in can</p></div>
<p>Ho avuto l&#8217;occasione di assaggiare anche il vino (ma si può chiamare così???) ottenuto dalla fermentazione non dell&#8217;uva ma dei <a href="http://www.luxist.com/2006/09/13/israel-creates-first-pomegranate-wine/" target="_blank">melograni</a>. Considerato che ho tre piante nel giardino di casa, ne ero incuriosito&#8230; Viene prodotto da un&#8217;azienda israeliana (<a href="http://www.rimonwinery.com/" target="_blank">Rimon Winery</a>) in tre versioni: secca (che ricorda molto il frutto primario, dolce (più simile ad un recioto di amarone) e fortificata o &#8220;Porto-style&#8221;, come scrivono loro (la migliore di tutte, forse in grado di mettere alla prova qualche degustatore). I risultati non sono malvagi, anzi (soprattutto nelle versioni non secche)!</p>
<div id="attachment_161" class="wp-caption alignnone" style="width: 520px"><img class="size-full wp-image-161" title="pomegranade wines" src="http://winebusiness.files.wordpress.com/2009/05/pomegranade-wines.jpg?w=510&#038;h=382" alt="Vini da melograno" width="510" height="382" /><p class="wp-caption-text">Vini da melograno</p></div>
<p>Tra i vini tradizionali, invece, nel poco tempo libero a disposizione mi sono concentrato su alcuni prodotti che difficilmente si trovano sulle nostre tavole, ossia Pinot Nero provenienti dalla Nuova Zelanda e Oregon. Alcuni di reale interesse, non solo in Central Otago (spesso più &#8220;piacioni&#8221; di quelli europei) ma soprattutto della <a href="http://www.willamettewines.com/" target="_blank">Willamette Valley </a>(una delle migliori, sebbene non ancora popolari, <a href="http://www.oregonwinepress.com/index.php?pr=0509_20_Guest" target="_blank">AVA statunitensi</a>). In particolare ho apprezzato i vini di <a href="http://www.thefourgraces.com/" target="_blank">The Four Graces </a>e, soprattutto, <a href="http://www.adelsheim.com/index.jsp" target="_blank">Adelsheim Vineyards</a> (anche per la simpatia e la cordialità di Mr.David Adelsheim, grande conoscitore, tra l&#8217;altro, dei vini friulani).</p>
<p>Per l&#8217;anno prossimo si prospetta un&#8217;ulteriore calo di partecipazione (come espositori) alla fiera. Certo, se Londra e l&#8217;UK sono due mercati ben distinti, con la capitale che vede concentrarsi la maggior parte dei vini di pregio ed il resto della nazione più orientata ai c.d. &#8220;3 bottles for 10 pounds&#8221; (oggi principale forma di promozione ed acquisto), vista la recente crisi finanziaria che ha investito soprattutto la City, vien da chiedersi se il principale mercato europeo a valore, quello che veniva da alcuni anni sbandierato come il punto di arrivo dei vini di fascia Premium, avrà ancora tutto questo appeal o se, invece, dovrà almeno per un po&#8217; ridimensionarsi (come emerge da <a href="http://www.decanter.com/news/news.php?id=282599" target="_blank">un sondaggio pubblicato da Decanter</a>). Io credo che qualche &#8220;cadavere&#8221; si vedrà passare (come sta già avvenendo, con la chiusura di alcuni operatori, quali <a href="http://www.decanter.com/news/279210.html" target="_blank">Paragon Vintners</a>), ma i fondamentali di questo mercato e, soprattutto, l&#8217;interesse del pubblico inglese per il buon vino sembrano ben solidi.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/winebusiness.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/winebusiness.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/winebusiness.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/winebusiness.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/winebusiness.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/winebusiness.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/winebusiness.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/winebusiness.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/winebusiness.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/winebusiness.wordpress.com/151/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=151&subd=winebusiness&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>London&#8217;s calling</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/05/07/londons-calling/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 20:22:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<category><![CDATA[londra]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo FVG]]></category>
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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno sarò a Londra per l&#8217;International Wine Fair, la maggiore fiera vinicola anglosassone, presso lo stand U40 curato dall&#8217;Agenzia  Turismo FVG (assieme a tutti i Consorzi DOC del Friuli Venezia Giulia).
Martedì 12, in particolare, introdurrò il seminario &#8220;How wine regions can carve out space in the cluttered minds of 21st century consumers&#8221; ove interverranno, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=147&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Anche quest&#8217;anno sarò a Londra per l&#8217;International Wine Fair, la maggiore fiera vinicola anglosassone, presso lo stand U40 curato dall&#8217;Agenzia  <a href="http://www.turismofvg.it" target="_self">Turismo FVG</a> (assieme a tutti i Consorzi DOC del Friuli Venezia Giulia).</p>
<p>Martedì 12, in particolare, introdurrò il seminario &#8220;How wine regions can carve out space in the cluttered minds of 21st century consumers&#8221; ove interverranno, come relatori, Richard Halstead di <a href="http://www.wineintelligence.co.uk" target="_self">Wine Intelligence </a> e Sarah Jane Evans MW (che curerà poi, in conclusione, una degustazione di Friulano, ormai definito nome del Tocai). L&#8217;appuntamento è  nella South Gallery Room 27 per Martedì 12 Maggio alle 11.30am.</p>
<p>Prossimamente cercherò di postare alcune impressioni sulla fiera, in particolare su questo momento di transizione per il settore vinicolo internazionale.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/winebusiness.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/winebusiness.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/winebusiness.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/winebusiness.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/winebusiness.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/winebusiness.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/winebusiness.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/winebusiness.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/winebusiness.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/winebusiness.wordpress.com/147/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=147&subd=winebusiness&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Vino e territorio</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/04/17/vino-e-territorio/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2009 18:36:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing & Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Wine tourism]]></category>
		<category><![CDATA[Brand]]></category>
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		<category><![CDATA[turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendendo spunto da un post di Lizzy Tosi su Facebook, faccio una breve riflessione: è il territorio che vende il vino o è il vino che vende il territorio?
Secondo Larry Lockshin ed altri, l&#8217;origine di un vino fa parte delle caratteristiche estrinseche del prodotto (assieme al brand, al packaging,&#8230;). Ogni attributo del prodotto assume una diversa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=141&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Prendendo spunto da un post di <a href="http://www.tigulliovino.it/vinopigro/index.html" target="_blank">Lizzy Tosi </a>su Facebook, faccio una breve riflessione: è il territorio che vende il vino o è il vino che vende il territorio?</p>
<p>Secondo Larry Lockshin ed altri, l&#8217;origine di un vino fa parte delle caratteristiche estrinseche del prodotto (assieme al brand, al packaging,&#8230;). Ogni attributo del prodotto assume una diversa importanza, a seconda del consumatore, nel processo di scelta e di acquisto.</p>
<p>Dobbiamo quindi chiederci: quand&#8217;è che il territorio (e quindi il turismo che lo fa conoscere) diventa rilevante nella scelta?</p>
<p>Se, da un lato, un vino ha bisogno di un territorio per essere venduto, allora meglio investire sul turismo che sulla promozione del vino tout court. Territorio = soggetto; Vino = complemento.</p>
<p>Se invece è il vino a vendere un territorio, serve che il vino abbia un&#8217;identità ben definita, che incuriosisca chi lo degusta a tal punto da voler intraprendere un viaggio alla scoperta dell&#8217;origine.</p>
<p>Ma è anche vero che più si specifica un territorio (fino al concetto di vigna o cru) e più ci si rivolge ad un pubblico ristretto, di appassionati. Alcuni studi dimostrano che tanto più è piccola la zona di origine di un prodotto (ad es. alimentare) e tanto maggiore sarà l&#8217;aspettativa di qualità e, quindi, anche di prezzo.</p>
<p>Se un prodotto, così, entra nell&#8217;immaginario, crea interesse, coinvolgimento, assume valori simbolici e li fa assumere a chi lo acquista o lo consuma, fino ad arrivare ad un valore edonistico ed emozionale.</p>
<p>Forse non c&#8217;è una dimensione territoriale minima o massima. Spesso, anzi, è più il Paese d&#8217;origine a vendere e non il territorio di produzione. Il Paese (o, in alcuni casi, la Regione, tipo Bordeaux o Champagne) generalmente funge da garanzia, minimizzando il &#8220;rischio&#8221; nella scelta. Più il consumatore è informato e più cerca di andare in profondità e scoprire la relazione tra il prodotto e il suo ambiente.</p>
<p>Ma la combinazione migliore si ottiene quando prodotto (e azienda) e luogo di origine vanno a braccetto. Se infatti, come è stato dimostrato dai ricercatori, il luogo di origine contribuisce alla creazione di autenticità, di immagine e di lealtà nei confronti di un marchio, la Regione di origine è un potente strumento per creare un marchio con un vantaggio competitivo sostenibile ed un valore aggiunto che garantisce e giustifica un prezzo più alto.</p>
<p>Ma, appunto, funziona quando il vino ha già un&#8217;immagine ed un appeal presso il consumatore. Non conosco esempi di successo quando la relazione è inversa. In tal caso, si può &#8220;vendere&#8221; vino, sfruttando altri driver, ma tale vino non raggiungerà mai una notorietà, soprattutto di marchio, che lo difenderà dalla concorrenza e lo farà uscire dalla sua &#8220;località&#8221;.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/winebusiness.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/winebusiness.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/winebusiness.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/winebusiness.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/winebusiness.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/winebusiness.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/winebusiness.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/winebusiness.wordpress.com/141/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/winebusiness.wordpress.com/141/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/winebusiness.wordpress.com/141/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=141&subd=winebusiness&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Vinitaly: invito ai naviganti</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/03/27/vinitaly-invito-ai-naviganti/</link>
		<comments>http://winebusiness.wordpress.com/2009/03/27/vinitaly-invito-ai-naviganti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 12:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Wine tasting]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Vinitaly 2009 è alle porte. Io sarò presente allo stand istituzionale del Friuli Venezia Giulia, al padiglione 6.
Sabato 4 aprile alle 14.30, nella saletta degustazioni del Friuli (Pad 6 stand C6-D6), presenteremo i 6 più rappresentativi Pinot Grigio della DOC Isonzo,  presentati e commentati dalla bravissima Aurora Endrici:

Dessimis 2006 Vie di Romans
Gris 2007 Lis [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=137&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il Vinitaly 2009 è alle porte. Io sarò presente allo stand istituzionale del Friuli Venezia Giulia, al padiglione 6.</p>
<p>Sabato 4 aprile alle 14.30, nella saletta degustazioni del Friuli (Pad 6 stand C6-D6), presenteremo i 6 più rappresentativi Pinot Grigio della DOC Isonzo,  presentati e commentati dalla bravissima Aurora Endrici:</p>
<ul>
<li>Dessimis 2006 Vie di Romans</li>
<li>Gris 2007 Lis Neris</li>
<li>2007 Borgo San Daniele</li>
<li>2007 Mauro Drius</li>
<li>2007 Masùt da Rive</li>
<li>Sot lis Rivis 2007 Ronco del Gelso</li>
</ul>
<p>Come ho già avuto occasione di scrivere, il Pinot Grigio sta diventando sempre più una commodity, un prodotto indifferenziato senza un particolare legame territoriale. Ed è proprio qui che il nostro <a href="http://www,vinidocisonzo.it" target="_blank">Consorzio DOC </a>vuole lavorare, per affermare come, invece,  il vitigno abbia trovato nella nostra zona un luogo d&#8217;elezione.</p>
<p>Siete quindi tutti invitati a partecipare alla degustazione (riservata ad operatori del settore). Per prenotarsi è necessario scrivere una e-mail a <a href="mailto:enogast@turismo.fvg.it">enogast@turismo.fvg.it</a> oppure recarsi direttamente alla reception di Turismo FVG durante il Vinitaly!</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/winebusiness.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/winebusiness.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/winebusiness.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/winebusiness.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/winebusiness.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/winebusiness.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/winebusiness.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/winebusiness.wordpress.com/137/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/winebusiness.wordpress.com/137/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/winebusiness.wordpress.com/137/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=137&subd=winebusiness&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>(OT) Ogni Tanto si beve bene</title>
		<link>http://winebusiness.wordpress.com/2009/03/18/ot-ogni-tanto-si-beve-bene/</link>
		<comments>http://winebusiness.wordpress.com/2009/03/18/ot-ogni-tanto-si-beve-bene/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 16:46:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Wine tasting]]></category>
		<category><![CDATA[Krug]]></category>
		<category><![CDATA[latour]]></category>
		<category><![CDATA[Leroy]]></category>
		<category><![CDATA[Sassicaia]]></category>
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		<description><![CDATA[Un caro amico, noto nell&#8217;ambiente della Venezia Giulia e dell&#8217;Istria come fondatore e anima pulsante di una confraternita di amanti del buon vino detta &#8220;Bever Forever&#8221;, nei giorni scorsi ha compiuto 50 anni.
Con alcuni amici abbiamo cercato un regalo degno della ricorrenza, trovando uno Chateau Léoville Las Cases 1959, che abbiamo poi stappato assieme al [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=133&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Un caro amico, noto nell&#8217;ambiente della Venezia Giulia e dell&#8217;Istria come fondatore e anima pulsante di una confraternita di amanti del buon vino detta &#8220;Bever Forever&#8221;, nei giorni scorsi ha compiuto 50 anni.</p>
<p>Con alcuni amici abbiamo cercato un regalo degno della ricorrenza, trovando uno Chateau Léoville Las Cases 1959, che abbiamo poi stappato assieme al festeggiato.</p>
<p><span id="more-133"></span>Nella serata, ospitata in un noto ristorante dalla vista mozzafiato sulla parte più settentrionale del Mediterraneo, bisogna ammettere non ci siamo fatti mancare nulla, sia come cibo che come vini.</p>
<p>Di seguito le bottiglie aperte e qualche sintetico commento per gli assenti:</p>
<ol>
<li>Champagne Tarlant &#8220;Le vigne d&#8217;antan&#8221; (blanc de blancs da vigna a piede franco, bollicina ben strutturata più da pasto che da aperitivo)</li>
<li>Krug Grande Cuvée (impeccabile al limite della &#8220;freddezza&#8221;)</li>
<li>Corton Charlemagne Ramonet 1998 (in fase calante, come molti bianchi di Borgogna tra 1995 e 99, come appurato tempo fa con preoccupazione anche da <a href="http://www.larvf.com/rvf/" target="_blank">La Revue de Vins de France</a>)</li>
<li>Charmes Chambertin 1967 Leroy (la più vecchia bottiglia di Borgogna rosso che abbia assaggiato in vita mia, offerta da uno dei commensali, nato in quell&#8217;annata. Sensazioni per me nuove nei profumi: cola, tamarindo. Vellutato al palato, sorretto da una buona acidità, certo non più sul frutto ma estremamente godibile)</li>
<li>Léoville Las Cases 1959 (Il vino del festeggiato. Colore un po&#8217; mattonato, si è aperto lentamente, profumi che ricordavano un po&#8217; lo sherry ma senza banalizzarsi. In bocca ancora vivo, sebbene avviato ormai verso il tramonto)</li>
<li>Latour 1966 (non perchè ho portato io la bottiglia, ma a detta di tutti si è rivelata la più grande bottiglia della serata. Colore vivo, l&#8217;unghia appena pronunciata, profumi di cedro, menta, scatola di sigari, col passare del tempo nel bicchiere è uscito il ribes. Al palato il tannino è vellutato ed emergono ancora frutti rossi ai 40 e passa anni. Vino in perfetto equilibrio, di grande energia, che non vuole rassegnarsi all&#8217;età malgrado i &#8220;soli&#8221; 11,5 gradi!)</li>
<li>Sassicaia 1982 (quello che Hugh Johnson aveva definito, proprio grazie a questa annata, il miglior vino italiano. Ancora giovanissimo, quasi sbarazzino nella sua piacevole complessità. Nei profumi e al palato sono emersi un po&#8217; di pepe, di rabarbaro e di cassis, legno di sandalo, un tannino fine e ammorbidito. Mi ha fatto pensare alla fresca e un po&#8217; austera verticalità del Cabernet Franc. Dopo il Latour, avrei pensato ad uno Cheval Blanc)</li>
<li>Yquem 1983 (due mezze bottiglie in quanto la 1a sapeva di TAPPO!!! Vino che ha raggiunto l&#8217;apice della maturazione, per mantenerlo chissà fino a quando. Contraddistinto dall&#8217;albicocca candita e dallo zenzero sia nei profumi che al palato, è stato la degna conclusione del menù)</li>
</ol>
<p>Nel chiudere questo post dovrei trovare un nesso con il marketing, con il business del vino&#8230; Intanto vado qualche giorno in Borgogna, poi ci pensiamo <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/face-wink.png' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>DOP e IGP</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 15:39:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierpaolo Penco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing & Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[DOP]]></category>
		<category><![CDATA[IGP]]></category>
		<category><![CDATA[OCM]]></category>
		<category><![CDATA[origine]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo periodo che precede il passaggio di DOC/DOCG a DOP e IGT a IGP, si riflette molto su cosa succederà dopo il 1 agosto, data di entrata in vigore della nuova regolamentazione.
Soprattutto ci si chiede se la c.d. &#8220;piramide della qualità&#8221; che vedeva nel vertice la DOCG e nella base i vini da tavola [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=winebusiness.wordpress.com&blog=3561476&post=127&subd=winebusiness&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>In questo periodo che precede il passaggio di DOC/DOCG a DOP e IGT a IGP, si riflette molto su cosa succederà dopo il 1 agosto, data di entrata in vigore della nuova regolamentazione.</p>
<p>Soprattutto ci si chiede se la c.d. &#8220;piramide della qualità&#8221; che vedeva nel vertice la DOCG e nella base i vini da tavola sarà in qualche modo mantenuta o se, invece, l&#8217;intero assetto del vino italiano verrà rivoluzionato.</p>
<p>Cerchiamo un attimo di capire quali possono essere i cambiamenti futuri.</p>
<p><span id="more-127"></span>Le DOP e IGP sono state create per tutelare l&#8217;origine dei prodotti agroalimentari. Io non sono un esperto di legislazione agroalimentare, però noto alcune contraddizioni nel sistema che potrebbero esplodere nel momento in cui anche il vino adotterà questo sistema di tutela.</p>
<p>Intendiamoci, il sistema delle DOP/IGP ha grandi vantaggi, ad iniziare dall&#8217;obbligatorietà di condivisione delle spese per le attività di promozione del marchio e porterà all&#8217;obbligatorietà di associazione ai Consorzi, superando il vecchio concetto di &#8220;adesione volontaria&#8221; che da anni si cerca di cancellare. In pratica, chi vorrà usare il marchio di una DOP/IGP in etichetta dovrà essere socio, se no dovrà fare vino da tavola (o come si chiamerà).</p>
<p>Il marchio DOP designa un prodotto originario di una regione e di un paese le cui qualità e caratteristiche siano essenzialmente, o esclusivamente, dovute all&#8217;ambiente geografico (compresi fattori naturali e umani). Tutta la produzione, la trasformazione e l&#8217;elaborazione del prodotto devono avvenire nell&#8217;area delimitata (come ora le DOC).<br />
La sigla IGP (Indicazione Geografica Protetta) ha introdotto un livello di tutela qualitativa che tiene conto dello sviluppo industriale del settore, dando più peso alle tecniche di produzione rispetto al vincolo territoriale. La sigla identifica un prodotto originario di una regione e di un paese le cui qualità, reputazione e caratteristiche si possono ricondurre all&#8217;origine geografica, e di cui almeno una fase della produzione, trasformazione ed elaborazione avvenga nell&#8217;area delimitata (e già qua c&#8217;è una differenza con la IGT, che prevede la produzione in un&#8217;area geografica, mentre svincola le fasi successive).</p>
<p>Secondo gli obiettivi dell&#8217;UE, entrambi questi riconoscimenti comunitari costituirebbero una valida garanzia per il consumatore, che acquista un alimento di qualità, risponderente a determinati requisiti e prodotto nel rispetto di un preciso disciplinare. DOP e IGP costituirebbero anche una tutela per gli stessi produttori, nei confronti di imitatori e concorrenza sleale.</p>
<p>Ma il consumatore percepisce la differenza tra DOP e IGP? Queste due sigle vengono identificate in senso verticale, che li pone in un ordine superiore rispetto ad un prodotto non certificato? Se lo standing superiore rispetto ad un prodotto senza &#8220;bollino&#8221; può essere dato per acquisito, il vero problema, a mio avviso, sarà proprio per differenziare DOP da IGP, ricreando una scala di valore simile alla c.d. piramide della qualità oggi consolidata (almeno formalmente).</p>
<p>Mi chiedo, ad es., se il consumatore distingue tra Prosciutto di Parma DOP e  Lardo di Colonnata IGP, tra Culatello di Zibello DOP e Bresaola della Valtellina IGP, tra Prosciutto di S.Daniele DOP e Speck dell&#8217;Alto Adige IGP&#8230;</p>
<p>E soprattutto se è così palese che il DOP rappresenta un prodotto &#8220;superiore&#8221; (almeno per legame territoriale) all&#8217;IGP. L&#8217;esempio del Lardo ci Colonnata (vera icona della produzione tipica che caratterizza un territorio piccolo, almeno nella mente del consumatore) è palese!</p>
<p>E per il vino? Non è che le future DOC (e magari FederDOP o come si chiamerà se cambierà il nome) dovranno investire i soldi della promozione per differenziarsi dalle IGP, che saranno utilizzate spesso dagli stessi produttori?</p>
<p>Se poi le IGP saranno controllate come le DOP e prevederanno, come sembra, un imbottigliamento in zona (o in una zona limitrofa), non perderanno di senso e ci troveremo con una polarizzazione tra sole DOP e Vino da Tavola (che avrà vitigno e annata in etichetta, almeno per alcune varietà)?</p>
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