Greetings from London (International Wine Fair)

22 05 2009

Di ritorno da Londra e in partenza per Bordeaux dove, anche quest’anno, accompagnerò degli studenti dell’Executive MBA in uno study tour che comprende una visita a Château Margaux (ove ci attende il direttore, Paul Pontallier), pubblico un commento veloce sulla recente International Wine Fair, supportato da alcune foto.

La prima impressione, rispetto al 2008, è che la crisi si sente, eccome! Quest’anno il padiglione aveva ampi spazi vuoti (mi dicono il 20% di espositori in meno).

LIWF09

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Per il Friuli Venezia Giulia le cose sono andate bene, c’era interesse e si sono sviluppati numerosi contatti, anche durante il seminario sul Friulano ed i vini “regionali” cui ho partecipato come relatore e che ha visti coinvolti Richard Halstead di Wine Intelligence, Sarah Jane Evans MW (che ha condotto la degustazione finale) e Michelangelo Boem di Turismo FVG.

liwf09-seminar

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I contenitori alternativi confermano di aver trovato terreno fertile. Non solo bag-in-box o PET ma anche la lattina, con stand ad essa dedicati. Sul contenuto non mi pronuncio, si trattava di vino aromatizzato alla fragola e ad altra frutta…

LOWF: wine in can

LIWF: wine in can

Ho avuto l’occasione di assaggiare anche il vino (ma si può chiamare così???) ottenuto dalla fermentazione non dell’uva ma dei melograni. Considerato che ho tre piante nel giardino di casa, ne ero incuriosito… Viene prodotto da un’azienda israeliana (Rimon Winery) in tre versioni: secca (che ricorda molto il frutto primario, dolce (più simile ad un recioto di amarone) e fortificata o “Porto-style”, come scrivono loro (la migliore di tutte, forse in grado di mettere alla prova qualche degustatore). I risultati non sono malvagi, anzi (soprattutto nelle versioni non secche)!

Vini da melograno

Vini da melograno

Tra i vini tradizionali, invece, nel poco tempo libero a disposizione mi sono concentrato su alcuni prodotti che difficilmente si trovano sulle nostre tavole, ossia Pinot Nero provenienti dalla Nuova Zelanda e Oregon. Alcuni di reale interesse, non solo in Central Otago (spesso più “piacioni” di quelli europei) ma soprattutto della Willamette Valley (una delle migliori, sebbene non ancora popolari, AVA statunitensi). In particolare ho apprezzato i vini di The Four Graces e, soprattutto, Adelsheim Vineyards (anche per la simpatia e la cordialità di Mr.David Adelsheim, grande conoscitore, tra l’altro, dei vini friulani).

Per l’anno prossimo si prospetta un’ulteriore calo di partecipazione (come espositori) alla fiera. Certo, se Londra e l’UK sono due mercati ben distinti, con la capitale che vede concentrarsi la maggior parte dei vini di pregio ed il resto della nazione più orientata ai c.d. “3 bottles for 10 pounds” (oggi principale forma di promozione ed acquisto), vista la recente crisi finanziaria che ha investito soprattutto la City, vien da chiedersi se il principale mercato europeo a valore, quello che veniva da alcuni anni sbandierato come il punto di arrivo dei vini di fascia Premium, avrà ancora tutto questo appeal o se, invece, dovrà almeno per un po’ ridimensionarsi (come emerge da un sondaggio pubblicato da Decanter). Io credo che qualche “cadavere” si vedrà passare (come sta già avvenendo, con la chiusura di alcuni operatori, quali Paragon Vintners), ma i fondamentali di questo mercato e, soprattutto, l’interesse del pubblico inglese per il buon vino sembrano ben solidi.

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4 responses

23 05 2009
gianpaolo

purtroppo quest’anno non ce l’ho fatta a venire. Bisogna dire che numerosi distributori ormai hanno optato per degli eventi fatti su misura, di solito un paio di giorni in qualche location adatta, per presentare con calma i loro prodotti.
Per quanto riguarda le possibilita’ di ingresso in questo mercato, e il suo valore, questa e’ l’idea che mi sono fatt. L’Inghilterra e’ un mercato straordinario, estremamente maturo per aver trattato i vini di qualita’ da 300 anni a questa parte. E’ la patria che ha inventato istituzioni dalle quali dovremmo prendere ispirazione, come il WSET e il Master of Wine, dove vi sono esperti di altissimo valore. E poi e’ anche la patria di gente che nella massa non conosce i vini di qualita’. Pero’ gli spazi ci sono, ma si deve creare la domanda per un certo tipo di prodotto, ovvero, bisogna crearne la “categoria”. Le categorie sono molte, di vini da poco ai grandi vini del mondo, ma se un vino non rientra in una categoria, e i neozelandesi, i sudafricani e gli australiani hanno dimostrato che e’ possibile crearne di nuove con successo, allora e’ molto difficile entrare. Per questo conta tantissimo comunicare chi si e’, cosa si fa, da quanto lo si fa’ e perche’ i nostri vini dovrebbero essere presi in considerazione. La stampa, per contro, conta poco o nulla.
Promuovere, comunicare, organizzarsi, questi sono gli strumenti per entrare in questo mercato che puo’ dare enormi soddisfazioni in termini di apertura e di grande conoscenza del vino. A patto di non trascurare quanto sopra.

25 05 2009
fabio

Da un commento avuto sul mio blog Vino24, mi hanno scritto che “effettivamente non c’è stato assolutamente caos ai banchi di assaggio”. Le persone presenti erano “quasi tutti erano operatori del settore, compratori sembra qualificati”. Insomma, di gente ce ne è stata di meno allora, da quanto ho potuto leggere da alcuni resoconti online.

25 05 2009
London International Wine Fair 2009, come è andata? : Vino24

[...] cosa che mi piacerebbe capire è la natura di questi visitatori, la loro qualità. Ho letto il resoconto di Pierpaolo Penco che lo riassumo in questi concetti chiave: la crisi si sente, eccome!; I contenitori alternativi [...]

25 05 2009
Pierpaolo Penco

Posso dire che al banco dei Consorzi DOC del Friuli Venezia Giulia si sono presentati importatori, ristoratori, sommelier, wine buyer & trader (per catene alberghiere o, cosa in Italia quasi sconosciuta, per catene di ristoranti), giornalisti, Master of Wine… Non solo britannici, ma anche rumeni, bulgari, scandinavi…
Io ho cercato di chiedere sempre che vino cercassero, in modo da non fare semplicemente somministrazione.
Li ho quindi profilati in 3 categorie:
-quelli che cercavano vini da prezzo medio basso per l’asporto
-quelli che cercavano vini da prezzo medio basso per il servizio al bicchiere (pub o ristorazione)
-quelli che cercavano vini di fascia medio alta non omologati (colpiti, nel nostro caso, dal Pinot Grigio più concentrato, dalla Malvasia o da un Friulano che non conoscevano).

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