Quali saranno gli abbinamenti cibo-vino dei consumatori di domani?

9 05 2008

Prendendo spunto da un editoriale pubblicato da Matteo Marenghi su Infowine, relativo al consumo di soft-drink e alla progressiva presenza anche sulle tavole, negli abbinamenti col cibo anche a scapito del vino, allego un grafico relativo a come sia distribuito (Onivins 2002) il consumo di bevande in Francia, il Paese forse a noi più simile. Credo possa fungere da spunto di riflessione.

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A Barcellona, un po’ di vino e tapas tra master e manager

6 05 2008

Questa settimana sono a Barcellona. Infatti sto accompagnando al posto d un collega l’aula Executive MBA 6a edizione, corso che svolgiamo a Roma. La sede delle lezioni è una delle top business school spagnole, EADA.

Con EADA abbiamo in passato realizzato degli study tour anche per il Master in Wine Business. Sebbene loro non realizzino programmi formativi per il settore vinicolo, svolgono in aula alcuni casi ad esso legati ed hanno rapporti con molte aziende del settore, qua nel Penedès. Giovedì 8, infatti, andremo a visitare una bella azienda produttrice di Cava, Vallformosa, considerata la più piccola delle grandi (tra cui le più celebri sono Freixenet e Codorniu) o la più grande tra le piccole (e il bello sta proprio qua: devono crescere e internazionalizzarsi? E come? E devono passare da azienda family-business a manageriale?).

Ne ho approfittato non solo per dedicarmi alle ottime tapas (che ogni tanti provo a riproporre a casa per amici) ma anche per visitare una piccola ma graziosa enoteca qua vicino, appartenente alla catena La Carte des Vins. Un centinaio di etichette, ma tutte di livello. La titolare, Adela, è simpatica e preparata nei consigli.

Così ho acquistato 3 bottiglie (che mi industrierò per come portarle a casa sane nel bagaglio imbarcato), tra cui un nuovo vino fatto nel Priorato da Ester Nin, l’enologa dell’ormai celeberrimo Clos Erasmus (il cui 2004 e credo anche 2005 hanno preso 100/100 da Robert Parker… con conseguente esplosione dei prezzi!).

Il Priorato è una delle grandi zone vinicole del Mediterraneo, in cui si producono rossi concentrati, spesso imponenti, ma di grande fascino. In particolare amo quelli di René Barbier (che ho visitato 2 anni fa con alcuni studenti del Master in Wine Business), vero motore della zona assieme ad Alvaro Palàcios che è l’uomo che ha saputo ottenere per primo visibilità internazionale.

Vedremo se questo Clos Abella, prodotto secondo una viticoltura biodinamica e le cui etichette sono disegnate dal pittore catalano Josep Guinovart, sarà all’altezza della fama. Il prezzo? 24€, viste le cifre raggiunte da altri nomi (l’Ermita di Alvaro Palàcios è quotato sui 450€, lo stesso Clos Erasmus sui 120-150€), pare quasi “economico”…





Altro che Paris Hilton!

5 05 2008

Si pensava che il Prosecco in lattina fosse solo quello pubblicizzato da Paris Hilton (RichProsecco)?

La scorsa settimana ero a Berlino e ho fatto una puntatina al KaDeWe, considerato il più grande magazzino d’Europa. Mentre tenevo la moglie sotto controllo e la carta di credito ben nascosta :-) ho fatto un giro al piano “gourmet”. Se i prezzi erano mediamente alti, ho potuto notare, ben posizionate in una cesta su cui era quasi impossibile non andare a sbattere, una carriolata di bottigliette nere tipo birra, tappo corona, con scritto “Prosecco”. Incuriosito ne ho presa una in mano ed era… di latta.

Si tratta di un Prosecco IGT del Veneto imbottigliato in provincia di Verona, cui hanno dato il nome di Francesco Yello (www.yello.de), brand pubblicizzato sia sul tappo che sul sito web da un gondoliere. 

Ecco una foto:

 yello

Sembra un’iniziativa meno “hard” di quella già ricordata. Almeno la forma della bottiglia c’è. Resta da vedere se e come la DOC saprà differenziarsi da iniziative commerciali che stanno cavalcando gli eccellenti risultati del Prosecco.





Vino in Villa 2008

5 05 2008

Il 17 e 18 aprile si terrà una nuova edizione di Vino in Villa, la manifestazione che il Consorzio del Prosecco DOC di Conegliano e Valdobbiadene organizza per presentare la nuova annata. Sono stato ospite due anni fa al convegno che si tiene il sabato mattina, per poi lasciare spazio al wine tasting.

Quest’anno il convegno ha per titolo “Non chiamatelo Vecchio Mondo” e si terrà sabato 17 maggio alle 10.30 presso il Castello di San Salvatore di Susegana (TV).

L’incontro vedrà l’intervento di autorevoli relatori di Italia ed Estero e sarà un’occasione per confrontare le proprie esperienze su un tema fondamentale per la nostra vitivinicoltura: la relazione fra viticoltura e paesaggio. E’ questo infatti uno degli elementi che dà unicità allo stile europeo, dove la vite fa bene all’ambiente e il paesaggio rende più buono il vino.

Durante il convegno il Consorzio ospiterà due modelli europei di eccellenza, riconosciuti patrimonio dell’Umanità Unesco: l’area dei Castelli della Loira (Francia) e quella del Porto, in Portogallo.  Durante il convegno interverrà inoltre il Prof. Amerigo Restucci, storico e critico dell’architettura del paesaggio, responsabile  del Piano Paesaggistico di Dettaglio, progetto pilota della Regione Veneto che vedrà protagonista l’area di Conegliano Valdobbiadene.

 

Come gli amici del Consorzio, ritenngo anch’io che l’incontro rappresenti un’importante opportunità per tutto il territorio, non solo trevigiano. Il Prosecco, a mio parere, è uno degli esempi virtuosi di come si possa fare sistema (termine spesso abusato nel mondo del vino) fra aziende, organizzazioni e territori.

 

Ecco in sintesi il programma degli interventi, come dall’invito che ho ricevuto:

  • Moderatore Angelo Costacurta – Direttore Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano
  • Franco Adami – Presidente Consorzio di Tutela Prosecco Conegliano Valdobbiadene
  • Stephanie Oules, esperta di paesaggio della Borgogna
  • Jeorge Monteiro, Presidente Tecnico del Consorzio Vini del Porto e Douro
  • Amerigo Restucci, docente IUAV, storico e critico dell’architettura del paesaggio
  • Diego Tomasi – Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano




I miei primi 40 anni…

5 05 2008

The last sip of Latour 1968

Qualche settimana fa, per festeggiare il mio 40° compleanno, ho portato la moglie fuori a cena (Osteria Altran, a Ruda, UD, 1 stella Michelin, luogo del nostro pranzo di nozze) e, nell’occasione, ho stappato una bottiglia che custodivo gelosamente in cantina da un po': Chateau Latour 1968.

Il ’68 è un millesimo considerato minore a Bordeaux, come un po’ tutti gli anni ’60, eccezion fatta per il celeberrimo 1961, l’ottimo 1966 e, in parte, 62 e 64. Però è il mio anno, quindi valeva la pena provare.

E il risultato è stato all’altezza! Non sarà stato il più grande Latour (1979, tanto per restare in millesimi poco pubblicizzati, ha più calore ed eleganza), ma era comunque un vino vivo (40 anni!), dal frutto ancora presente, l’acidità non era tagliente e non si è scomposto con la progressiva ossigenazione nel bicchiere…

Un’annata piccola che ha saputo “sopravvivere” al passare del tempo. Non voglio dare i numeri, ma è comunque un vino godibilissimo. O, forse, una buona bottiglia (per citare Parker).

 








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